Zuzzurellando tra i germanesi – La mafia vista attraverso gli occhi del paese dei wurstel

Pochi giorni fa ero in Germania, precisamente a Friburgo. Perché?
Oh, ma fatevi ‘na ciotola di cazzi affari vostri!
Friburgo è una ridente città architettonicamente meravigliosa, ricolma di centri culturali aperti ed incredibilmente eco-friendly. Non farò un elenco dei motivi per cui mi sono sentito provenire da un paese sottosviluppato.
Racconterò invece di una bella esperienza all’interno dell’Università locale, precisamente nella classe del corso “Italia contemporanea: società, politica, economia e cultura”. Tramite questa lezione, oltre che chiacchierando amabilmente coi tedeschi (che io veramente non capisco lo stereotipo dei teutonici freddi e poco socievoli, seriamente) ho avuto modo di sapere cosa ne pensano del nostro paese e quali sono i fatti che influenzano l’opinione tedesca.
La presentazione fatta in classe si divideva in due temi interconnessi:
1) una visione della situazione economica italiana;
2) la capacità della mafia di sfruttare la debolezza italiana per creare commerci criminali e corruzione.
Tra i casi eclatanti elencati c’era quello del lodo Mondadori, che se non sapete cos’è fareste bene a informarvi, non sto qua a spiegarvelo io. berlusconi è rimasto bene impresso nella memoria tedesca, forse più che nella nostra (ahinoi!)
In generale, i tedeschi ci guardano con un misto di ammirazione e preoccupazione. Non hanno paura di un “contagio”: le regole che permettono il proliferare dei “nostri” comportamenti mafiosi da loro non funzionerebbero (per lo meno nella misura in cui invece funzionano in Italia) ma più che altro temono di perdere un elemento caro al paesaggio europeo. Sebbene si divertano a sfotterci per il fatto che siamo governati da pagliacci, provano in generale compassione per la situazione in cui viviamo. Vedono il nostro precariato, il pericolo di ecodisastri, l’incuria del nostro patrimonio, ma anche la tenacia e la voglia di cambiamento dei giovani: centri sociali, gruppi antimafia, movimenti ed associazioni, sono la linfa vitale che tutti speriamo portino una boccata d’aria in questo paese oppresso da tentacoli secolari.
Poi sì, c’è da fare un distinguo tra i solidali giovani tedeschi e la banca centrale europea che fa fortemente gli interessi dei poli industriali dei “big” a discapito dei “pigs”, ma questa è un’altra storia. La mia voleva essere una storia di solidarietà e confronto, nulla di più.
Zuzzurellando per il paese dei germanesi mi sono ricordato dei viaggi in tedeschia intrapresi in altre occasioni.
Oltre ad essermi abbuffato di bretzel come se non ci fosse domani, ho bevuto mezzomix. Una bevanda stupida. Ma che mi riporta all’infanzia. Un’infanzia stupida, direte voi, se ti piace mescolare cola e fanta!
Comunque la vera nostalgia l’ho avuta per il currywurst, piatto tedesco che più tipico non si può.
Per prepararne una versione veggie, vi basterà seguire questi istruzioni:
per i wurstel usate il preparato per arrosto di seitan, ma modellato a forma di wurstel ed avvolto in alluminio, cuocendo in forno a duecento gradi per circa quindici-venti minuti, dopodiché togliete l’alluminio e cuocete per altri cinque minuti i vostri veggiewurst
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per la salsa, vi occorreranno un bicchiere di passata, un bicchiere di ketchup, un cucchiaino di cumino in polvere, tre cucchiai di curry, una cipolla piccola, un cucchiaio di paprika dolce, due cucchiai di olio EVO.
Tritate finemente la cipolla, soffriggete a fiamma media in padella nell’olio, dopo pochi minuti aggiungete la paprika, la passata ed il ketchup. Fate addensare un po’ la salsa e dopo cinque minuti potrete aggiungere le spezie. Fate cuocere per altri cinque minuti e lasciate raffreddare.
Accompagnate con insalata grassa e kartoffeln (patate, cari i miei ignoranti).
G(l)uten appetite!
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