Abolite (dolclemente) la normalità

Il video di Internazionale “A cosa serve l’arte” potrebbe essere la risposta alla domanda provocatoria di quanti hanno scassato il cazzo contestano l’importanza degli studi umanistici in generale.  Ma mi ha fatto pensare anche ad un problema diffuso nella percezione quotidiana del concetto di diversità e mediocrità. Seriamente, ho visto persone con handicap fisici ottenere enormi successi in sport durissimi , ho visto persone con problemi mentali avere lavori pieni di soddisfazione; di contro, ho visto cossiddetti “normodotati” vivere vite miserabili, abbruttite dalla ricerca di piaceri effimeri vomitatigli addosso dai mass-media, e nonostante tutto ritenersi migliori di altri. L’uomo medio (come nel film di Maccio Capatonda) è incapace di apprezzare la bellezza: un vero disadattato, come chiunque non sappia essere felice quando gliene si offre la possibilità. Semplice e lineare. Spesso razzista ma che nega di esserlo, quasi sempre qualunquista e pressapochista, questo tipo di individuo si ritiene superiore agli altri perché chi è diverso è “sbagliato”. L’uguaglianza, concetto spesso distorto e contorto, viene vista dall’uomo medio come un valore relativo a “chi è come me”, mentre invece essa non è rivolta solo tra persone di colore, fede, orientamento sessuale o idee diverse tra loro, ma tra tutti gli esseri umani a prescindere da qualunque possibile peculiarità. Conosco più di una persona capace di eccellere contemporaneamente nello sport, nell’arte e nella carriera, persone capaci di avere anche una buona vita sociale e di mantenere una forma invidiabile. “Mortacci loro” direte voi, e certe volte mi unisco anche io al coro dell’invidia molesta. A confronto di questi esempi positivi, la stragrande maggioranza delle persone (me incluso) sembra avere qualche handicap. Dovremmo stare attenti agli standard illusori che la nostra società usa per elargire meriti e castighi, e soprattutto dovremmo provare orrore per un concetto quanto mai sopravvalutato: la cosiddetta “normalità“. È un concetto aberrante, i peggiori regimi totalitari come quello di pol pot e di hitler ci hanno insegnato che chi cerca di livellare l’umanità su un presupposto punto medio non fa altro che creare malessere e terrore. Insomma, state molto attenti ai vostri metri di giudizio e, quando credete di potervi sentire al di sopra degli altri, provate a pensare a tutti quelli per cui probabilmente sembrate voi gli “inadatti”. Tipo che io, che in cucina mi impegno un botto, mi sono sempre sentito una pippa nella preparazione dei dolci. E quindi sta cosa mi ha destato una certa volta gli di riscatto. Ultimamente sto facendo pratica sperimentando alcune torte vegane; una di queste mi ha particolarmente soddisfatto: torta allo yogurt di soia e lamponi. Ingredienti: 1 tazza e mezzo di farina tipo 0, mezza tazza di fecola di patate, una tazza di zucchero di canna, una bustina di lievito vanigliato, una bustina di vanillina, una banana matura, una tazza di latte di soia, un vasetto di yogurt di soia, 100 gr di lamponi, un cucchiaino di agar agar (facoltativo). In una terrina ampia e alta setacciate la farina e aggiungete il lievito vanigliato e la vanillina, mentre invece in un frullatore andrete a mescolare tutti gli altri ingredienti TRANNE I LAMPONI ottenendo una crema abbastanza liquida (se necessario aggiungere latte di soia). Mescolate il tutto con una frusta (o una forchetta, l’importante è che non rimangano grumi) assieme ai lamponi e versate in una teglia unta (se usate quelle di silicone andrete a risparmiare su eventuali grassi). Infornate a forno preriscaldato a 180° per 20-25 minuti. Verificate la cottura della torta con uno stuzzicadenti, se pungendo la vostra torta il legnetto rimane asciutto potete spegnere e far raffreddare. Uccidete la normalità a forza di dolci!

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