Danzate! In nome di Seitan!

L’articolo precedente è servito a fare chiarezza su uno degli aspetti più particolari della vita di un giovane metallaro e/o punk.
Ma in sostanza, cos’è il pogo se non una danza?
Ah, la danza. Fondamentalmente, ne esistono tre tipologie.

La prima, quella che imita un atto amoroso. Dal corteggiamento all’atto sessuale in sé. Come la “danza del ventre” o Raq sharqi, della tradizione mediorientale. Movimenti sensuali, espressioni estatiche e costumi di scena provocanti a cui segue come effetto un curioso aumento di salivazione e testosterone da parte del pubblico.

La seconda, quella che imita una lotta. Qua il confine con altre discipline si fa interessante: spesso, nelle corti rinascimentali, il maestro di scherma, il maestro di danze e il compositore di corte erano la stessa persona. Conosco un po’ di superuomini del genere, ‘mortacci loro, gente brava in più di una disciplina, tra cui spesso le arti marziali. Più di un combattimento si svolge a ritmo di musica, dalla Capoeira brasiliana alla Boxe Thailandese.

C’è la danza che imita la vita della comunità, creando cerchi di persone e imitandone i mestieri, gli elementi naturali i cui vive una determinata popolazione e inscenando storie. Spesso sono anche danze rituali, da eseguire per celebrazioni o feste religiose.

C’è poi quella forma di danza che, come la poesia più pura, la letteratura classica o la musica immortale, racconta storie di bellezza senza tempo, sempre attuali, sempre vive. La libertà del corpo che si muove, eppure chiuso in spazi che deve esplorare alla ricerca di una dimensione fatta di arte.

Il mestiere della danza, come molte altre forme di arte, è stato immeritatamente denigrato da che esistono fenomeni massmediatici come le vallette dei varietà coi loro insulsi movimenti basculanti (per carità, gran bei pezzi di figliola, ma dovrebbero avere cicli vitali simili a quelli delle farfalle: raggiunta la maturità, no future for you).
In uno scenario simile non c’è da stupirsi se più di un contemporaneo ha difficoltà ad approcciarcisi.
Anzitutto, ballare vuol dire appropriarsi di una parte di Sé sensibile e sensuale.
Se non ci si ritiene né l’una né l’altra cosa difficilmente si potrà essere buoni ballerini.
Ecco perché i preti per secoli si sono scagliati contro questo o quel ballo. Ricordo quando qualcuno ha definito la Lambada “scandalosa e dannata danza, figlia del demonio”. E io, allora, rispondo grazie demonio! In tuo onore mangeremo Seitan!

Arrosto di Seitan fatto in casa.
Ingredienti 350 gr di preparato per seitan in polvere, un bicchiere di latte vegetale, 5-6 cucchiai di salsa barbecue, mezzo bicchiere di salsa di soia (meglio se di una qualità non troppo forte), un cucchiaio di aglio in polvere e/o un cucchiaio di concentrato di cipolla (facoltativo) un cucchiaio di paprika in polvere, un cucchiaio di coriandolo in polvere, un dado da brodo vegetale.
Amalgamate tutti gli ingredienti tranne il brodo vegetale fino ad ottenere un composto spugnoso. Se necessario aggiungere un po’ d’acqua. Lasciate riposare per circa mezz’ora, mettete il panetto in un canovaccio o sacchetto di tela pulito e fate un involto che contenga e stringa il seitan, se necessario usate dello spago per essere sicuri che il vostro tessuto non si apra durante la fase successiva.
In una pentola capiente preparate il brodo vegetale col dado e, quando bolle, immergete il vostro involto per circa 45 minuti.
Dopo questa cottura in brodo, tirate fuori il sacchetto o canovaccio, apritelo e, facendo attenzione a non scottarvi, lasciatelo su di un tagliere a raffreddare qualche minuto. Quando sarà pronto da maneggiare, potete tagliarlo a pezzi o, se la forma ne permette una cottura omogenea, lasciarlo intero, da cuocere in forno preriscaldato a 200° per venti minuti circa in una teglia unta.
Ave Seitan, per te balleremo fino a consumare l’asfalto!

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One thought on “Danzate! In nome di Seitan!

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