Hasta la pasta siempre (e invece facciamo il fritto)

Oggi si va sul personale.
Non che io e Fidel Castro fossimo parenti, ma da piccolo lo avrei voluto considerare tale. E anche con lui vivevo dei conflitti come l’adolescente con il genitore.Noi anarchici-sinistroidi abbiamo spesso dei rapporti un po’ tesi con i familiari. Sarà che tendiamo ad avere una certa pesantezza esistenziale, sarà che vogliamo applicare le lezioni di Storia alla vita quotidiana o che preferiamo credere nelle utopie piuttosto che nella religione; sarà quel che sarà ma noi compagni, soprattutto durante l’adolescenza, litighiamo costantemente con genitori e parenti.
È quasi una lotta di classe in scala ridotta.

Mio padre ha assistito alla mia crescita da infante asmatico a rompipalle giovane attivista con non pochi timori.
Capelli e barba lunga non gli andavano bene, ma quando scoprii le sue foto da ragazzo ebbi l’ardire di chiedere spiegazioni per quel look decisamente in salsa cubana: folta barba, accompagnato da amici barbudos sardi. “Ma che c’entra, erano altri anni…”
Capitolo chiuso (secondo lui).
Non poche volte è sembrato preoccupato per la mia partecipazione a cortei, assemblee e presidi, oltre che per il mio modo di vestire e le mie frequentazioni… ma non so se sotto sotto non fosse anche un po’ orgoglioso delle mie idee.
Se sognavo di scappare (come ogni adolescente sconclusionato) sognavo di farlo fino all’isola della rivoluzione, Cuba, di cui avevo letto nei libri su Ernesto “Che” Guevara e nei romanzi di Sepùlveda comprati da lui e da mia madre.
Qualcosa devo pur aver ereditato da lui, e non di certo le spalle larghe che non ho. Ancora non sapevo nulla di politica a quattordici anni, ma chiesi una bandiera del Che come regalo e lui me la regalò. Da allora, sicuro di farmi piacere, per il primo dell’anno entrava in camera mia, spostava una sedia, e appendeva al solito chiodo il calendario dell’associazione Amici Italia Cuba con l’immancabile foto del comandate Guevara insieme al compagno Fidel, a volte in un trittico di ritratti con Cinfuegos. Ricevevo anche un’agenda del Che con la raccomandazione di mettere ordine (in camera come nella mia vita, cosa che puntualmente mancavo di fare). Ho ancora quelle agende e quella bandiera.
Quei volti in camera mia che mi guardavano severi o sorridenti erano diventati parte del mio mondo, insieme ai ritratti di parenti sparsi per casa. Cosa ci trovavo in quelle icone? Mi rassicuravano, mi dicevano che non può esistere un male eterno finché ci saranno rivoluzionari.
Sarà la mia intolleranza all’ingiustizia dovuta ai miei trascorsi con i bulli, saranno questi bei momenti di tregua tra padre e figlio in cui si cercava di incanalare la mia energia e disciplinare un po’ il mio anarchismo caotico, alla fine Fidel, eroe positivo, finì per essere quasi un prozio lontano, per me. E anche con lui, crescendo, ho avuto un rapporto conflittuale.
“Come sarebbe a dire che odiava gli omosessuali? No, l’omofobia è roba da fascisti… ah… ha detto che ha paura che suo figlio vada all’università e torni frocio? Ma quando? Durante una chiacchierata con Giangiacomo Feltrinelli… Ricordo quell’intervista, quando discutevano se mettere formaggio o parmigiano sulle lasagne… no  non sto cambiando discorso… Amnesty International ha fatto una richiesta per i dissidenti cubani… ho capito ma se il loro metro di giudizio per la libertà di un paese è la finta democrazia a stelle e strisce che cavolo ne capiscono loro, Cuba è sotto assedio da decenni!”
Non starò qua a raccontare una storia che dovreste sapere se volete mettervi a parlare del Leader Maximo. A me basta sapere che ha provato a distruggere un impero, combattuto l’ingiustizia e progettato un modello di crescita sostenibile che, se non fosse stato per l’isolamento forzato, avrebbe portato sicuramente molta più felicità ai cubani di quante non ne avrebbe mai potuta offrire il regime di Batista.
Una cosa va ricordata: gli Stati Uniti sono stati dei pessimi vicini (anche da lontano) per tutti, ma in particolar modo per Cuba. Hanno complottato in ogni modo la sua rovina, hanno affamato la sua popolazione con l’ignobile arma dell’embargo (ricordiamoci il mezzo milione di bambini uccisi in dieci anni solo in Iraq con questo strumento) hanno tentato di ammazzarne il leader decine di volte, arrivando ad avvelenargli cibo, rum, sigari e perfino una muta da sub (!) perché avevano paura di qualcuno che non voleva piegare la testa e svendere le proprietà pubbliche e i mezzi di produzione, garantendo sanità e istruzione per tutti.

E siamo arrivati a oggi, 26 Novembre 2016, data che passerà alla storia; questo terribile anno verrà ricordato come uno dei più nefasti da tanto tempo per l’inasprimento del conflitto siriano, la rinnovata repressione turca, il sollevamento delle destre populiste, la vittoria alla casa bianca di una comparsa del wrestling, terremoti e alluvioni che hanno mietuto vittime che si potevano evitare, il Nobel a Bob Dylan che “Grazie ma c’ho altro da fare” e non va a ritirarlo, la morte di Umberto Eco, David Bowie, Alan Rickman, Franco Citti, Prince, Ettore Scola, Gene Wilder, Anna Marchesini, Leonard Cohen, Dario Fo e ora Fidel Castro.

Il mio augurio è che ora stia con gli angeli a insegnarli che dio non esiste, che bisogna liberarsi dei bisogni e che non c’è giustizia se non si ha todo para todos.

Il mio augurio per voi, visto che siamo ancora in tempo di crisi che non passa, è di risparmiare un po’ in vista delle spese obbligatorie in onore del ciccione capitalista della cocacola che porta doni ai bambini abbienti.
Eccovi quindi una di quelle ricette per ripulire il frigo dalle verdure in eccesso che temiamo vadano a male ed evitare di sprecare cibo, che se c’è una cosa che mi fa girare i birilli è lo spreco alimentare.

Ingredienti: le verdure che avete in frigo e avete paura vadano a male, olio di semi, un bicchiere di latte di soia, mezzo bicchiere di farina di ceci, mezzo bicchiere di acqua, sale qb.

Nel mio caso avevo due zucchine (tagliate a rondelle), tre carote (tagliate a listelle) e un cavolo romano o broccolo romano (tagliato a pezzetti).
Mescolate farina di ceci, latte di soia e acqua fino a ottenere un composto liscio a cui aggiungere una presa di sale fino. Passate le verdure nel composto e friggete in abbondante olio di semi molto caldo. Un consiglio: per evitare di fare una puzza micidiale, mettete uno spicchio di mela nell’olio ancora freddo, quando sarà annerito sostituitelo.
Scolate le verdure pastellate e fritte con un mestolo di metallo e mettete a riposare in un recipiente su carta assorbente.

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