Il mondo che non sa stare al mondo e la torta di carote

Stamattina mia madre mi ha mandato un messaggio su whatsapp. Una bufala-catena di sant’antonio per cui “whatsapp sarà gratis se condividi questo messaggio #credici”. Viviamo in tempi terribili in cui sessantenni ti mandano baci via chat con un telefonini più intelligenti della media umana nazionale ma ancora abboccano a ‘ste scemenze e pensano che una buona relazione si regga su un marito lavoratore e una donna casalinga. Pur avendo a disposizione la tecnologia più avanzata della storia della nostra specie, il progresso intellettuale è ben lungi dall’affiancare quello materiale.
Come spesso mi è capitato di dire, abbiamo i mezzi per mandare uomini in giro per lo spazio, ma rischiamo di colonizzare l’universo di stronzi consumatori a-critici. La possibilità di condividere pensieri e idee in tempo reale è una grande conquista dell’umanità. Il problema è “cosa” si trasmette, non il come.
Ad esempio, la bufala sull’italiano pestato da una banda di immigrati ripresa da un profilo facebook di fascistelli ha prontamente ricevuto migliaia di like e condivisioni.
I quotidiani nostrani sono al passo con la tecnologia moderna, ma non portano un’informazione all’altezza delle risorse che posseggono. Un esempio eclatante è quello dei fatti di Colonia, in Germania. Si parla di un migliaio di immigrati che avrebbero molestato delle donne, organizzati in bande per allungare le mani contro le “bianche”.
La domanda sorge spontanea: come hanno ottenuto questo numero i giornalisti? Chi li ha contati, se per ora gli inquirenti hanno interrogato solo trentuno persone? Come hanno appurato che si trattava di soli immigrati?
Il vile assalto del branco, purtroppo, non è materia esclusiva degli “extracomunitari”. Ho avuto compagni di classe delle scuole medie che si organizzavano in  gruppi per palpare le ragazze a carnevale approfittando del fatto di essere mascherati, anni fa a Bologna i goliardi erano temuti per le loro scorribande (e parliamo di studenti universitari), ovunque ci sono italioti indignati perché “Questi non conoscono la cultura del rispetto per la donna!”, così tuonano sui social network, mentre prenotano un volo per la Thailandia con annesso massaggio erotico fatto da una dodicenne.
Non è la prima volta che durante feste pubbliche scattino dinamiche da branchi violenti, è una triste verità, ma il modo in cui tale notizia è stata ripresa è a dir poco anti-professionale oltre che stupidamente sensazionalistico. Aspetterò di informarmi quando si capirà cosa è successo, e sicuramente non dai giornali italiani.
Ho aspettato tanto anche per la nuova ricetta da pubblicare su questo blog, ma sono stato sommerso di impegni. E dunque ecco la torta di carote post feste di Gesoo!
Ingredienti: 3 carote di medie dimensioni, una tazza e 1/2 di farina 0, una bustina di lievito per dolci, 1/2 fialetta di essenza di limone, 1/2 fialetta di essenza di vaniglia, 1 tazza di zucchero di canna, una tazza di latte di riso, 50 gr di margarina e/o olio di cocco sciolta/i a bagnomaria.
Grattuggiate le carote in un recipiente, unite il latte di riso e le essenze. Unite la margarina e/o l’olio di cocco con lo zucchero e mescolate bene. Setacciate la farina nel contenitore con la pasta di carote, aggiungete il lievito e il grasso zuccherato in precedenza. Aiutandovi con una frusta per dolci, amalgamate bene il composto e lasciate riposare venti minuti.
Mettete l’impasto in una teglia unta e mettete in forno preriscaldato per circa venti minuti a 180°. Controllate dopo quindici minuti con uno stuzzicadenti la consistenza interna della torta.

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