Rifugiati o clandestini e il dolce semifreddo che non fa rimpiangere il tiramisù

Da dove mi trovo attualmente non posso far altro che scrivere. È iniziato il nuovo sgombero.
L’occupazione dell’ex Telecom dava valore ad una zona ad alto rischio degrado come quella di via Fioravanti, appena dietro la stazione centrale. Duecento ottanta persone avevano trovato casa là dove il fallimento dello stato è storicamente più evidente.  La storia della Telecom Italia è ricca di brutti aneddoti che ben rappresentano lo schifo che sta dietro il paese in cui ci è toccato nascere. Contro questa storia di fallimenti, c’è la storia di un’occupazione, c’è il sorriso di tanti bambini, la speranza di persone finite nel buco nero della povertà. Quella di via Fioravanti era un’occupazione abitativa ad uso di chi s’è ritrovato in strada e con delle bocche da sfamare, e i soldi non bastano mai in questa Bologna rossa ma con atteggiamenti da squadristi, questa Bologna la grassa, ma con le pezze al culo. Ma si preferisce ascoltare i bisogni di chi ha spremuto lo stato, speculato, si è arricchito. Essere poveri a quanto pare è il crimine peggiore, di questi tempi

Sto facendo un lavoro in Germania, in questi giorni. E grazie ad una associazione culturale di Friburgo, sto testimoniando l’attuazione delle politiche tedesche in fatto di rifugiati. Già, qua non si dice “emigrati”. Si dice “rifugiati”, quando si parla di queste persone fuggite da guerra e povertà. Friburgo è una città parecchio di sinistra, con un sindaco verde ecologista, dove la celere è così civile che a inizio manifestazione AUGURA BUONA MANIFESTAZIONE ai manifestanti e li scorta nei presidi antifascisti. Roba che a raccontarlo non ci si crede.
Qua le case dei rifugiati in HammerschiedStraße le riconosci perché hanno i tappeti a prendere aria. I bambini giocano. Gli adulti vivono dignitosamente in un quartiere dove gli immigrati sono già ben integrati (come nel resto della città) e non mancano le attività di chi li ha preceduti (salta all’occhio l’insegna di un kebab: “Kobane”). Ci avviciniamo per promuovere corsi per i rifugiati. Il posto è pulito, il cortile ben tenuto, dalle finestre si vedono comunissimi appartamenti. Un papà chiede se la figlia può partecipare al corso di canto.
In Bissiestraße (con un’urbanistica che ricorda la zona Pilastro a Bologna) è la Croce Rossa a gestire le attività per i bambini, ed è nel loro edificio che si ospitano rifugiati di varia nazionalità, per lo più mediorientali. Tre volontarie (studentesse universitarie) fanno doposcuola a una decina di ragazzini: chi fa casino, chi gioca a carte, tutti parlano meglio di me il tedesco, loro che sono qua da pochi mesi, con mio grande scorno. Mi vergogno perché in mesi che frequento la Germania so a malapena ordinare un pretzel e perché vengo da un posto dove i bambini vengono sbattuti per strada anziché aiutati da chi dovrebbe “servire e proteggere”.
Al giornale radio non mancano le notizie allarmanti di episodi di intolleranza. Una candidata sindaco di Colonia è stata accoltellata, a quanto pare da un estremista xenofobo. Mentre scrivo, una casa di rifugiati ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco, si teme l’attacco doloso.
In generale si può dire che i tedeschi (soprattutto quelli occidentali) sono ospitali verso queste persone, ne capiscono il dramma e sanno per esperienza che gli “emigrati” hanno portato ricchezza al paese. A Friburgo poi, il movimento d’accoglienza si è rivelato una macchina efficace e gli xenofobi sono pochi e per lo più compatiti: seriamente, qua i fasci vengono presi per idioti fantozziani, tipo quando hanno sbagliato città per fare una manifestazione.

Dopo aver visto come funziona l’accoglienza in un paese civile, mi vergogno di questa Bologna retrograda, governata da uno stato di polizia che non aiuta nessuno e sa solo manganellare. Avanza la povertà, avanza lo scontento, avanza il degrado umano.

La settimana scorsa avanzava del riso perché, come spesso accade, ne cucino troppo. E non è mai un male!
Ingredienti: 100 gr di riso basmati cotto (non in brodo o soffritto, solo acqua), una confezione di biscotti tondi del tipo che preferite (ho usato un tipo molto bioequosolidalesanoeccetera che non sanno di niente) 30 gr di pistacchi (possibilmente non salati o se salati ben lavati), due cucchiai di margarina, 75 gr di sciroppo di agave (o di zucchero di canna), 3-4 bicchieri di latte di riso, caffé qb, cacao qb.

Fate scaldare il latte con la margarina e lo sciroppo e aggiungete il riso avanzato. Mescolate con cura per circa venti minuti fino ad ottenere un’impasto grumoso (se necessario aggiungete latte di riso) e che andrete a frullare con i pistacchi sgusciati ottenendo una crema. Fate raffreddare e lasciate riposare un’ora in frigo. Preparate il caffé (americano o moka, come vi pare), e fate raffreddare. Se volete, dolcificatelo. A questo punto prendete dei bicchieri (o delle tazze piccole) e procedete nella stratificazione di un biscotto su cui verserete uno-due cucchiaini di caffé, uno strato di crema di riso e pistacchi, un biscotto e così via, per poi coprire l’ultimo strato di crema con polvere di cacao. Fate raffreddare qualche ora in frigo ed ecco il vostro accogliente dolce semifreddo che non fa rimpiangere il tiramisù.
Auf Wiedersehen!

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