Diritti civili, Expo Orientale e Zuppa di Miso

Ieri mattina, ignaro di trovarmi in mezzo alla linea Gotica 2.0, sono uscito di casa per affrontare i 180 metri che mi separano dall’ufficio in cui avevo bisogno di chiedere informazioni.
In 180 metri sono stato rimbalzato via tre volte da un’orda di centinaia di carabinieri e poliziotti schierati a difesa di venti (VENTI!) antiabortisti che pregavano in piazza san Domenico.
Sembrava l’assedio di Gondor, con gli orchi armati di ogni diavoleria che aspettavano solo l’ordine di Sauron per attaccare.
L’emissario di Sauron era in borghese e si agitava dietro le camionette: il digossino di turno ha trattato a pesci in faccia coloro che volevano semplicemente andare al supermercato o alle poste di via Garibaldi in nome del suo oscuro Signore.
Ora, io non so se lo sbirro in questione avesse problemi a casa, sia così di natura, avesse ricevuto l’ordine “Mi raccomando, fai l’antipatico come un personaggio cattivo dei fumetti” o se invece sia proprio il suo lavoro a renderlo così inutilmente autoritario e prepotente. In ogni caso creare un disservizio e, anziché scusarsi per il disagio fare pure la voce grossa, rientra perfettamente negli stereotipi dell’italia peggiore.
Si può fare qualunque lavoro, anche il più umile, ma rimanere persone civili.

Non si può dire che siano civili i venti stronzi che hanno chiesto di schierare praticamente tutte le forze dell’ordine bolognesi in difesa del loro crocifisso addobbato con finti feti di plastica (ma dove cazzo li comprano?) e della loro preghiera per l’abolizione di un diritto conquistato con enormi fatiche per l’emancipazione femminile. (Per la cronaca, non c’è stata l’ombra di uno scontro).
Quello dell’aborto è un tema controverso, soprattutto se si vedono le simpatie espresse sui social network dai singoli antiabortisti. Per lo più razzisti, ultranazionalisti, proto-leghisti xenofobi, nostalgici fascisti e, ovviamente, cattolici. Per gli antiabortisti la vita è sacra e il feto ha più diritti dei poveri. Puoi morire di fame, non avere un lavoro fisso, fare fatica ad arrivare alla fine del mese, non avere diritto a maternità, pensione, assistenza di nessun tipo e gli antiabortisti NON BATTERANNO CIGLIO “Schiatta, negro-meridionale-finocchio!”; ma se sei un feto loro si metteranno come scimmie involute a berciare contro i medici che “ti vogliono uccidere”. Poi magari nasci, sei di colore e/o omosessuale ed improvvisamente ti vogliono morto. Ma che i cristiani siano spesso contraddittori l’ho già spiegato altre volte.

Per fortuna, per riprendermi da questa indigestione di fiele, con alcuni amici siamo andati al Festival dell’Oriente. Per un prezzo tutto sommato ragionevole si può accedere a diversi stand interessanti ma, com’era prevedibile, anche ad alcune ciofeche doc che rendono questo festival l’equivalente fricchettone dell’EXPO, tra cui:
Lo sciamano italiano che avrebbe studiato tra i pellerossa e che per 25 euro ti pulisce l’anima con una canzone di nativi americani suonata con un tamburo vicino alla tua faccia. Il rito Lakota con prezzo fisso di listino ha senso come inneggiare alla lotta antimperialista lanciando molotov di don perignon.
-Stand di armi da Cosplay verosimili come un reality show sulla cucina (a prezzi tuttavia neanche troppo esosi).
-Lettura di tarocchi della luce con rivelazione del messaggio personale tuo angelo custode a soli 25 euro. E sticazzi.
Fotografia della tua aura e quindi possibile diagnosi per non ricordo quanti euro ma comunque sempre troppi per una foto sfocata.
-Vendita di sigarette alle erbe mediche con indicazioni terapeutiche per cui sia io (naturopata e antropologo) che un mio amico (studente di medicina) ci siamo messi a ridere in faccia a quello che le spaccia come MEDICAMENTI, per poi pensare “MA QUESTO È UN MEGA REATO”.
Altra pecca, gli stand di cibo troppo caro. Seriamente, un piatto di spaghetti di soia alle verdure per 5 euro è tanto. Tipo il doppio del prezzo normale.
Comunque, per chi è appassionato di discipline orientali, è possibile visitare anche qualche stand e stage interessante e comunque fare un giro in mezzo a “cose che non si vedono spesso”.
Una cosa che si vede spesso invece in queste occasioni è la zuppa di miso.
INGREDIENTI
5 cucchiai di preparato di miso di soia (o anche soia e riso); 10 cm circa di alga wakame; 100 gr di tofu tagliato a cubetti; una cipolla piccola; una carota; 2 foglie larghe di verza verde.
Stratificate in un pentolino antiaderente le alghe, la cipolla, la carota e la verza, versandoci piano con un mestolo circa cinque tazze di acqua bollente ed evitando di scombinare gli strati. Lasciate sobbollire a fiamma bassa per venti minuti, prendete un mestolo di brodo ottenuto e sciogliete il miso. Unite e versate in tazze decorando a piacere con prezzemolo.
Itadakimasu!

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