Festa Mesta e Brasato contro la guerra

“Complimenti per la festa, una festa del cazzo!”
Così cantavano i Marlene Kuntz nel loro disco d’esordio.
E anche oggi tali parole mi sembrano azzeccate. 
Il 2 giugno è la festa della repubblica. Gli italiani pensionano la monarchia e diventano più civili. Forse. Il referendum sulla repubblica era una delle prime prove di democrazia del paese: bisognava dimenticare che fino a qualche mese prima gli italiani si sparavano l’un l’altro, perdonare i gerarchi fascisti e i loro amici che avevano portato ad una guerra le cui cicatrici prudono ancora oggi.
Il 2 giugno si festeggia un referendum per la civiltà, verso l’evoluzione, perché nessuno è naturalmente portato a governare un paese solo perché nato in una certa famiglia, se poi quella famiglia fa savoia di cognome non è degna neanche di governare le fogne ed eventuali ratti (che neanche i topi di fogni li vorrebbero volentieri).
Ma proprio non capisco come la festività del 2 giugno si sia trasformata in una pagliacciata militarista. Il collegamento tra l’evoluzione di uno Stato in repubblica con le COSTOSE parate militari mi sfugge.

Da quando l’esercito rappresenterebbe l’avanguardia del pensiero progressista? Perché i militari sarebbero indicati a ricordare il rifiuto dell’ordine conservatore reazionario, che tanto si era ben incarnato nei savoiadimerda? Erano quelli in divisa a sostenere il “re”, il campione di bungee jumping pelato e il suo amico baffetto. La vera rivoluzione del paese la fecero le persone comuni, emarginate dal partito dominante e indicate come indesiderabili da chi invece si rifugiava nella divisa, camicia nera o militare che fosse.

Giusto ieri si è conclusa la pagliacciata delle votazioni regionali: oggi più che mai sono convinto delle parole di Mark Twain attribuite a Brecht “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”. L’ascesa di salveenee in Toscana dovrebbe essere il segnale non solo dello squallore dei tempi che viviamo, ma soprattutto della stupidità della gente che, rincoglionita dalla televisione, crede che cacciando i rom dall’italia domani non ci sarà più crisi, sparirà l’immondizia, ci sarà lavoro per tutti, anzi! più ricchezza senza fare un cazzo, spariranno anche le scie chimiche e a tutti tornerà a tirare come quando avevano vent’anni. E la cosa più buffa è che a parlar tanto di rom, fateci caso, sono spesso gli evasori fiscali. Che rubare è una cosa da persone oneste e timorate diddio, come si permettono questi straccioni di avanzare delle pretese?

Le mie pretese sono state ridimensionate nel tempo. Nel disincanto dei miei trent’anni ho smesso di credere in una formazione politica che mi possa rappresentare. Preferisco i movimenti dal basso come quelli che anche ieri hanno dichiarato guerra alla guerra liberando un’ex caserma in via del Parco a Bologna per restituirla alla collettività e creare spazi autogestiti. Daje ragazzi.

Nella pretesa personale di rimettermi in forma, ma non avendo tanto tempo a disposizione per le ore di allenamento a cui ero abituato, ho deciso di fare almeno una sequenza di esercizi al giorno e mangiare meno carboidrati e più proteine. E sì che sono goloso, quindi per dar soddisfazione al palato ecco il tempeh, alimento a base di soia di origine est-asiatica (lo compro a circa 3 euro la confezione da 200 gr).

BRASATO DI TEMPEH
250 gr di tempeh (che contengono 45 gr di proteine senza colesterolo e grassi!) una cipolla rossa, una carota tagliata a rondelle, mezzo bicchiere di salsa di soia, mezzo bicchiere di vino rosso fermo, quattro cucchiai abbondanti di salsa barbecue, un cucchiaino di coriandolo in polvere, un cucchiaino di salvia, un cucchiaino di timo, un cucchiaino di sale, un cucchiaino di pepe bianco macinato.

Frullate il vino, la cipolla, le spezie e le salse insieme. In una teglia unta di olio EVO depositate il tempeh tagliato in quadrati o triangoli, spennellate lievemente di olio e date una prima infornata a 180° per dieci minuti, rigirate e ripetete la cottura. A questo punto versate il composto frullato, aggiungete le carote e lasciate in forno per circa 15/20 minuti. Salate e servite con contorno di insalata per un pranzo nutriente.

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