Nella Terra dei Germanesi e In Tempi di Disordine Pubblico

Durante i casini di Milano e Bologna ero in Germania. Peccato.
Anche se non me la son passata male mi è dispiaciuto non esser stato ai cortei.
Sono stato invitato ai festeggiamenti di maggio di una cittadina nella zona del Schönbuch, in Svevia, dove il rapporto tag/sbirri è cinque a due. Cinque tag per due poliziotti nell’arco di chilometri. A me tutto quest’ordine spontaneo ha dato da pensare. E ho pensato che la qualità del servizio di amministrazione reso nel nostro paese non vale assolutamente l’enorme spesa affrontata dalla popolazione e che una cattiva amministrazione crea conflittualità e disagio. Crea conflitto a proprio vantaggio, aggiungo. Dicevo, ho fatto un po’ il confronto con la nostra situazione. E mi son sentito a disagio. Perché?
L’italiota medio, più preoccupato dei zingari e black block che di quelli che lo stanno strangolando lentamente da anni, invoca più polizia.
Abbiamo poliziotti, carabinieri, militari e vigili ad ogni angolo, ma ciò non serve ad aumentare la sicurezza degli italiani, impauriti da un gruppetto di poveracci emigrati da paesi in guerra o dai rom, su cui hanno costruito una fortuna ignobili politicanti come borghezio.
Che buffi questi italiani. Augurano la morte a dei bambini poveri sui social network ma si commuovono per i drammi di persone che non esistono realmente se non nelle fiction televisive. Inorridiscono per una vetrina rotta mentre invece un’impresa mafiosa da miliardi non li smuove di un millimetro.
Pensare che la vera notizia sia una macchina bruciata e non l’espansione della ‘ndrangheta fa male. I media italiani plaudono ai manifestanti stranieri, anche quelli organizzati e pronti a menare, tipo turchi, greci, mediorientali random. L’italiano medio si lamenta che “nessuno si incazza veramente come in Ucraina” senza neanche sapere cosa stia succedendo in Ucraina. Poi invece pensa che sia un bene manganellare i nostri manifestanti. C’è una schizofrenia dilagante basata su due pesi e due misure per tutto. Se sei un manifestante straniero all’estero bene. Se sei un manifestante italiano in italia male, Se sei uno straniero che manifesta in italia dio ti salvi da salvini.
Avete un po’ rotto il cazzo.
L’ignorante politico è il peggiore, diceva Brecht, perché da la colpa ai più poveri dei mali creati dai più ricchi.
“Se aveste avuto internet nel 1943 non avreste esitato un minuto a tacciare i partigiani di idiozia.” (Cit.)
E Pasolini vaffanculo, incazzarsi contro il sistema fino a lottare non è solo appannaggio dei figli di poveri: un certo Ernesto Guevara si era potuto permettere gli studi di medicina ma scelse la via del guerrigliero.
Aggiungo che lottare non vuol dire scendere in strada con una molotov in tasca. Può anche voler dire scegliere cosa comprare. Colpire nel portafoglio può essere un ottimo modo di indebolire mafie e gruppi finanziari legati alla nostra schifosa politica. Evitare di comprare da chi è invischiato nel traffico di armi e nel finanziamento a determinati partiti farà bene a voi e al pianeta.
E dunque: comprare i crackers? Fateveli!
In Svevia ho mangiato dei buonissimi crackers ai semi che possono costituire un ottimo snack salato.

Ingredienti:
200 gr di semi vari tra girasole, sesamo, papavero, noci e mandorle tritate, 250 gr di farina integrale, un cucchiaino di sale, 3 cucchiai di olio EVO, acqua qb.
Amalgamare tutti gli ingredienti aggiungendo poco a poco l’acqua tiepida fino ad ottenere un impasto liscio e compatto. Stendere con un mattarello infarinato ottenendo una sfoglia rettangolare o quadrata, dello spessore più uniforme possibile di circa due millimetri. Infornare a 180° preriscaldato per circa quindici minuti. Tirare fuori la teglia, tagliare a quadrati o rombi l’impasto cotto e lasciare raffreddare, per poi rimettere in forno altri dieci minuti, se necessario di più, fino a ottenere dei crackers croccanti.

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