Di Centraliniste Che Piangono E Di Torte Per Celiaci

Non è che i vegani difettino di senso dell’ironia.
Io per questa scena ho riso tantissimo.
MA mi si è fatto un po’ il sangue acido, ché in una sola settimana i rompicoglioni sembravano essersi dati appuntamento.
Recentemente ho fatto piangere una centralinista di una nota ditta di surgelati a domicilio perché, credendo di aver chiuso la conversazione e rivolgendosi ad una sua collega, questa ha sfogato la sua frustrazione nel non avermi venduto nulla con “ma guarda questo: CHECCA E VEGANO“. Nella nostra società un diverso è diverso. Ed è pericoloso.  “È brutto, sicuramente perverso, oddio chissà cosa combina!”. Gli stereotipi funzionano così: non ti conosco ma ho deciso che la tua vita è come me la immagino io. Sei diverso = sei una merda.
A quel punto ho proceduto a ridurla in lacrime facendole presente che non era superiore a nessuno che facesse scelte diverse dalla sua. Alla domanda “Ma lei ha pure figli, magari” ha risposto “purtroppo sì”. Quindi le ho fatto presente che poteva ritenersi a rischio licenziamento. Ho ricevuto le scuse ufficiali dell’azienda, ma sicuramente non comprerò più nulla di loro.
Ci risparmio in salute a non comprare surgelati.

Quello che però mi sta più sui coglioni è che c’è gente che si ritene superiore agli altri per cose assurde come “essere nato con un certo attributo sessuale” “avere la pelle di un certo colore” “essere nato normodotato e non con qualche handicap” “discendere da persone che seguono il dio giusto, mica come tutti gli altri che sbagliano” e per finire “io mangio carne e quindi sono meglio di te”. Sarà per questo che sono fortemente schierato contro razzismo, sessismo, xenofobia e omofobia.

MA sono anche veramente stanco di combattere lo stereotipo del vegano isterico che urlerebbe “assassini” davanti al Merdonald (che pure non sarebbe sbagliato, visto che la multinazionale gronda sangue anche umano).
Non ho incontrato un singolo vegano che rompesse i coglioni al prossimo come vediamo invece in programmi televisivi, altri prodotti di intrattenimento o nelle battute (che non ho mai trovato divertenti) ad opera di simpaticoni che provano sincero imbarazzo di fronte a qualcuno che la pensa diversamente da loro.
Se conoscete qualcuno che rispecchia lo stereotipo odioso del vegano isterico, per favore, fatemi nome e cognome di questo individuo, sarei il primo a schierarmi contro il suo atteggiamento. Basta leggere il mio blog per capire cosa ne pensi del proselitismo.

MA, ripeto, qua non sto parlando della scelta vegana.
Sto parlando dell’atteggiamento di superiorità per cui chiunque pensa di fare bene a dispensare consigli e battute.
Sempre nella stessa settimana, il fatto di essere buddhista e vegano ha subito indotto una conoscente (non amica, conoscente, sottolineo la differenza) a farmi oggetto di battute da umorismo di terza media. Il diverso deve essere punito. Anche se non si è in confidenza con una persona, alcuni si sentono in diritto di irriderla se diversa.
Il pensiero di stare rompendomi il cazzo essere inopportuna non l’ha sfiorata. Perché se sono vegano e buddhista, è suo diritto dire cose a riguardo. Il fatto che questa persona abbia una sorta di fede dogmatica verso Grillo e i suoi adepti dovrebbe completare il quadro. Avrei potuto ironizzare sulla sua identità politica dello spessore di carta velina. Sul suo vissuto personale. Sul suo fisico.
Ho preferito lasciar perdere. Di fronte ad una persona che si ritiene superiore e tenta di sbeffeggiarti, ho deciso che non vale la pena sprecare fiato. Coi nazi, i leghisti o le sentinelle in piedi eccetera non discuto: lotto. E coi maleducati non condivido né parole né cibo.
Quindi, per voi simpaticoni dall’umorismo in stile “show umoristico anni ’80”, niente TORTA DELL’ALLEANZA E TOLLERANZA.
E siccome i nostri amici celiaci spesso hanno difficoltà con la cucina vegana, ecco una torta relativamente semplice da fare in casa.

Ingredienti:
500 gr di patate dolci, 200 gr di cacao zuccherato in polvere, 100 gr di cioccolato fondente extra, 150 gr di zucchero di canna, 50 gr di margarina, 1/2 bustina di lievito per dolci, 1 bustina di vanillina in polvere o un cucchiaino di essenza di vaniglia, 50 gr di mandorle tritate, latte di soia qb.
Fate bollire le patate. Tanto. E intendo proprio TANTO. Devono essere morbide. Una volta lessate a dovere, mettetele in acqua ghiacciata per qualche minuto in modo da poter togliere agevolmente la pelle e lavorare la polpa, cercando di non lasciare neanche un grumo, in una terrina capiente. Aggiungete il cacao zuccherato, metà dello zucchero, la margarina, il lievito, le mandorle e la vanillina, amalgamando con il latte di soia fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Mettete in una teglia unta e infornate a 180° in forno preriscaldato, per circa 35/45 minuti (dipende dall’altezza della teglia, controllate dopo 20 minuti pungendo con uno stuzzicandenti, osservando se risulta umido o asciutto).
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato con lo zucchero rimanente per poi versarla e spalmarla sulla torta sfornata.
Servire fredda e senza paranoie.

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