Pogo e cavolate. Una breve guida poco seria alla poguettiquette e all’abuso di cavolo.

Visto da fuori un concerto punk o metal può sembrare un’immane rissa. Un groviglio di gente incastrata e sudata che si muove a ritmo veloce su di una musica caotica e aggressiva.

In realtà c’è molto più di tutto questo.
Esiste una forma di codice non scritto per il “pogo“, termine che in alcuni paesi definisce il “moshing“. Su youtube ci sono vari tutorial sul comportamento da tenere in caso di massa inferocita che si muove con scarpe da ballo rinforzate e tutine borchiate, ma la verità unica e sola è sempre la stessa come nella vita reale: nel pogo come il resto dei giorni se fai lammerda ne paghi le conseguenze.

Preparazione.
Non esiste un vero e proprio stretching da fare prima del concerto. Se si tratta di un concerto metal e avete intenzione di fare headbanging magari cercate di non spaccarvi le cervicali, o per le meno di non spaccare il naso a qualcuno vicino a voi con una testata.
Lasciate in macchina o a casa documenti, chiavi e cellulare, o lasciateli al guardaroba all’ingresso (se possibile) o ad un amico che sta a bordo arena.
Vestiario: per anni sono stato un fan delle borchie. Seriamente. A centinaia. Su bracciali. Cinture. Vestiti vari. Se le indossate fate attenzione a cosa potete combinare. Durante un festival metal me ne arrivò una sulle costole che pareva una coltellata.
Scarpe comode o anfibi? Grande questione. Le scarpe comode sono soggette a pestaggi involontari, possono essere perse (in caso ritroviate una scarpa raccoglietela e alzatela in modo che chi l’ha persa vi veda, o lasciatela in un angolo). Gli anfibi quindi non presentano nessuno di questi inconvenienti, ma a fine serata avrete i polpacci indolenziti.
E ora ci siamo, la musica parte e ci sono due possibili scenari.
Pogo largo. C’è poca gente, il rischio maggiore è quello di cadere e venire travolti. Il movimento dei pogatori sarà dunque orientato a mantenere meglio l’equilibrio dovuto agli spintonamenti. È il modo migliore per esprimere i vari stili come illustrato da un bel videoclip, ironico al punto giusto, dei Sick Of It All.

Pogo stretto. Il rischio maggiore in questo caso è di restare compressi. Non dura mai troppo a lungo tranne che nei locali sovraffollati. Chi prova a fare crowdsurfing vi passerà sopra quindi occhio alle scarpe di chi arriva dall’alto!

In ogni caso, quando si entra in contatto con gli altri impattando, è bene tenere le braccia piegate coi gomiti aderenti alle costole e “offrire” la spalla. È una pura formalità da persone educate non tirare di gomito in faccia sui nasi altrui. Se vi state agitando troppo attenti a non tirare un pugno in faccia a chi vi sta vicino (durante un concerto dei Sodom a Firenze risposi con un pugno rovesciato sui denti a uno che stava rompendo il cazzo a mezza arena, non era cattivo ma stava facendo male). Non c’è nulla di più odioso durante un pogo di qualcuno che spintona a mani avanti o peggio usa mani e gomiti. No seriamente, che cazzo di problemi hai? Non è una rissa altrimenti la situazione può degenerare in dropkick e non è bello.
Ci sono poi diverse figure in gruppo. Tipo incrociare il braccio destro con il braccio destro di qualcun’altro e girare vorticosamente tenendosi saldamente.
O anche salire cavalcioni sulle spalle altrui e girare per la folla scontrandosi con altri che stanno sulle spalle altrui.
Potete creare un cerchio e tenervi saldamente l’uno all’altro e girare a ritmo.
Potete prendere un vostro amico e usarlo come ariete.
Si narra la leggenda di un concerto dei Turisas in cui, durante Battle Hymn, giocatori di ruolo avrebbero tirato fuori armi di gomma inscenando una battaglia campale pogata.
Insomma avrete capito che il pogo può sembrare una lotta senza quartiere ma invece, se ben fatto, è molto divertente e si passano le ore a fare esercizio fisico salutare per tutta la famiglia.
Per divertirsi basta non fare cazzate. Altrimenti dette cavolate. Quelle potete farne a bizzeffe il resto dei giorni. Tipo che tra un po’ potrei istituire un master sull’argomento, ma invece voglio vedere positivo e per questo inizio di inverno che si preannuncia rigido e freddo, vi propongo un piatto puzzolente e caldo come chi sta nelle coperte a guardare serie tv senza soluzione di sosta.
CAVOLATA INVERNALE
Ingredienti per 4 persone:
1 cavolo romano, mezza verza verde, mezzo cavolo cappuccio, mezzo cavolfiore, (vi consiglio di prenderne non troppo grandi), due spicchi di aglio, una carota piccola, un pezzo di radice di zenzero fresco grossa quanto un pollice, cinque cucchiai di olio EVO, due bicchieri di vino bianco fermo, un cucchiaino di peperoncino, sale.
Pelate la carota l’aglio e lo zenzero, tritateli e metteteli a soffriggere nell’olio caldo in un tegame capiente. Pulite e tagliate i cavoli a pezzetti ed unite al soffritto. Unite il vino, il peperoncino ed il sale, coprite e rigirare di tanto in tanto per circa venti minuti su fiamma vivace. Se serve aggiungete un bicchiere d’acqua.
Fare cavolate talvolta è bello!

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One thought on “Pogo e cavolate. Una breve guida poco seria alla poguettiquette e all’abuso di cavolo.

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