Il pepe del conflitto

Come al solito s’accumulano eventi grandi e piccoli. Quello che ultimamente mi accade è di prestare attenzione alla capacità comunicativa di chi crea, fornisce o veicola informazioni. Ad esempio, mi hanno colpito le parole sinistramente xenofobe di grillo, lo scaricabarile sull’alluvione a Genova, i cortei e gli scioperi contro le misure del terzo governo non eletto d’Italia “in a row” (cit). Il dissenso è diventata una pratica ormai quotidiana in un paese dove si fanno retate che sembrano organizzate dalla vecchia guardia della Lega.
Io ero alla manifestazione di sabato a Bologna. E devo dire che ho provato sentimenti contrastanti. Da un lato ho avuto paura di rimanere ferito dalla carica della polizia o da un petardo, per cui quando è iniziato il casino ho istantaneamente aderito alla “Premiata Brigata Conigli” (per chi non sa di cosa si tratti, lo spiegherò meglio a tempo debito), mentre il presidio di “sforza nuova” è continuato più o meno indisturbato e i soliti cerebrolesi leghisti hanno avuto modo di lanciare i loro anatemi contro i centri sociali. 
D’altro canto, c’è il sentimento di rivalsa e di opposizione della città medaglia d’oro alla Resistenza, in cui è ancora dolorosamente vivo il ricordo della banda della uno bianca e della strage della stazione.
Ridurre un conflitto del genere al “in medio virtus est” mi pare inutile.
Sicuramente, col senno di poi, si poteva evitare di dare una piazza centrale al raduno dei neofascisti e, per fare della sana autocritica, si poteva lavorare meglio su alcuni aspetti della manifestazione (copywriting e compagni non vanno d’accordo da quel dì, come anche insegna il film “No – I giorni dell’arcobaleno”).
Dirò una cosa brutta e che dovremmo tenere a mente in futuro: le forze dell’ordine relativo saranno incazzate come pitbull al primo giorno di ciclo. Se già prima non correva buon sangue ora di certo il livello del conflitto si alzerà. E molti in futuro si dissoceranno dai movimenti per non essere giudicati come complici dei “violenti”.
L’umore per strada sarà quello del dissenso verso i manifestanti.
Io ero felice di trovarmi a fianco di tante persone intenzionate a dimostrare che i nazi non sono benvenuti dalle nostre parti, poi il tutto è sfociato in un’esplosione di rabbia. E la rabbia non da molto spazio agli equivoci. Probabilmente, il prezzo da pagare quando si cerca di essere integerrimi, sarà alto.
Sarà il lavoro su cui mi sto cercando di formare, sarà il retaggio di studi di scienze sociali per cui tendo ad analizzare gli strumenti comunicativi, ma credo che in un futuro molto vicino il movimento antifa avrà bisogno di riformulare le proprie strategie, e non parlo solo degli scontri fisici nelle manifestazioni.
Invece, sempre durante una manifestazione, ci sono stati allarmanti episodi di sessismo proprio durante il corteo contro il Jobs Act. La mia solidarietà va a Clara Vecchiato, vittima di atti di vile maschilismo forse ancora più gravi perché proveniente da sedicenti “compagni”, che nella loro violenza verbale non si sono resi conto di essersi comportati come dei prepotenti e retrogradi pezzi di merda fascisti.
Ho già avuto modo di parlare degli episodi di sessismo e di omofobia proprio all’interno della cgil, sindacato teoricamente di sinistra, e c’è più di un motivo per cui non ritengo gli uomini della camusso come miei “compagni”.
Tornando ad osservare il quadro generale, il fatto che oggi, nei social media, il personaggio più acclamato contro la destra sia Fedez il rapper è indicativo della grave crisi comunicativa in cui ci troviamo.
Fedez può essere il migliore paroliere del mondo, non fraintendetemi (so a malapena chi sia) ma non dovrebbe essere lui a contrastare ufficialmente gasparri! Ha fatto una figura migliore il web editor di “italo treni” in poche righe di quante ne abbia fatto qualunque rappresentante di sinistra degli ultimi dieci anni.
Seriamente, è da molti anni ormai che non credo più nell’esistenza di un leader che rappresenti le mie (le nostre) idee; trovo invece persone con cui condividere i miei colori. Rosso e nero, i colori delle nostre bandiere,

Rosso peperoncino, nero pepe. Usarli entrambi? Uno solo?  A voi la scelta. Questo è un buon modo di dividere il mondo. Ci sono quelli che usano il pepe. Quelli che preferiscono il peperoncino. Poi ci sono quelli che usano entrambi. Da quelli ti devi guardare. È il genere di persona che può fare gesti sconsiderati perché sul momento gli sembrava una buona idea.
Nelle scaloppine di seitan potete mettere pepe o peperoncino. Se siete persone che non si curano del futuro o che non credono di averne uno probabilmente metterete entrambi.
320 gr di preparato di glutine per seitan in polvere (io il mio lo prendo da Veggie Market); 400 ml di acqua; 100 ml di salsa di soia, 4 cucchiai di salsa barbecue, un cucchiaio di coriandolo, un cucchiaio di cumino in polvere, un cucchiaio di salvia, un cucchiaio di rosmarino, due spicchi d’aglio, un bicchiere di vino, un bicchiere di succo di limone, un dado vegetale per il brodo, sale e olio EVO qb, e ovviamente, peperoncino e/o pepe a piacere.

Il preparato di seitan rende incredibilmente semplice fare questo piatto vegano in casa.
Prendete la polvere, mettetela in un recipiente e unite l’acqua, la salsa di soia, la salsa barbecue, pepe e/o peperoncino, rosmarino, coriandolo e salvia.
Lavorate per il tempo sufficiente ad ottenere un impasto omogeneo.
Ora vi servirà un panno di cotone da cucina pulito in cui adagiare il vostro composto, chiudendolo come se fosse una caramella con dello spago o annodando il panno stesso, se possibile.
In una pentola capiente mettete abbondante acqua, il dado, il cumino e fate bollire. Raggiunta l’ebollizione mettete il panno con il composto di seitan a bollire per circa tre quarti d’ora. Dopo quel tempo, togliete dal panno caldo (occhio che scotta!) e fate raffreddare su un tagliere.
In una teglia dai bordi alti mettete olio non troppo abbondante, l’aglio tritato e il vostro seitan freddo tagliato a fette larghe un dito. Mettete in forno caldo a 200° per circa dieci minuti, quindi girate le vostre fette di seitan, versate il vino e il limone, salate e volendo aggiungete rosmarino. Lasciate altri dieci minuti circa ed ecco che il vostro seitan è pronto.

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3 thoughts on “Il pepe del conflitto

    • Ci ho pensato anche io.
      Cercavo un’immagine che sdrammatizzasse un po’ e normalmente questa battuta la diciamo con alcune amiche per quando sono particolarmente nervose. Come il furetto sotto anfetamina per indicare una grande eccitazione, la volpe impagliata per l’apatia… poi credo che sia fisiologico che grandi sbalzi ormonali siano connessi con sbalzi emotivi (anche negli uomini, basta pensare a cosa fa un eccesso testosteronico). Nulla che abbia a che fare con il conflitto di genere, insomma, quanto piuttosto una condizione naturale che normalmente porta a ipersensibilità 🙂 .

      • invece io proprio questo intendevo. E’ il solito luogo comune. Come dire che se una è arrabbiata va bene dirle: “Ao’, ma che c’hai la sindrome premestruale?” Non tutte le ragazze/donne sono nervose prima/durante il ciclo. Mi sa di solito vecchio stereotipo. Tutto qui.

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