SuShish: Ditemi se è normale il mondo e la gente da concerto

Ditemi voi se è normale un’estate così SHISH.

Anzitutto non dimentichiamoci delle cose serie: a Gaza è strage. Chiedetevi perché. Per l’omicidio di 3 israeliani avvenuto da tutt’altra parte e per cui non sono responsabili i vertici di Hamas? Sarebbe come bombardare al suolo Como per un crimine commesso a Lugano, e con la stessa logica l’India dovrebbe cancellare la Basilicata dopo l’omicidio dei pescatori ad opera dei nostri militari. Giusto per capirsi. Questa operazione era pianificata con lucidità da tempo. Continuano a dirci che i missili palestinesi sono una minaccia. Fate un po’ voi i conti: i palestinesi uccisi dall’IDF hanno abbondantemente superato il migliaio, tra cui centinaia di bambini; gli israeliani morti per mano palestinese sono forse qualche decina (e chissà quanti in realtà sono state vittime di fuoco amico). Sono state bombardate moschee, case, scuole. Sono stati distrutti rifugi dell’ONU e mercati. Hanno ucciso bambini che cercavano riparo sulla spiaggia, bambini che studiavano, bambini che pregavano. israele oggi decide di fare un ulteriore sforzo: 86000 soldati schierati contro gente armata di pietre e qualche fucile. Il mondo si è indignato di più per un morso dato da un miliardario che di professione calcia un pallone ad un altro miliardario che di professione calcia lo stesso pallone ma nel verso opposto. Ditemi se è normale.
Ditemi se è normale che ci sia una guerra devastante proprio in Europa e che nessuno parli dell’aggressione fascista in Ucraina. Lo ripeto: non sono un fan di Putin, ma da qui a dover sentire Obama, l’uomo convinto che basti essere il primo presidente USA di colore per meritarsi un premio nobel, dire al suo collega russo: “restituite le terre rubate” mi salgono tante di quelle bestemmie che rischio l’incenerimento. Vai con l’ipocrisia e la demenza. Ditemi se è normale.
Ditemi se è normale che in Libia, in Afghanistan, in Iraq e in tante altre zone del mondo sia guerra e nessuno lo trovi più interessante del “tatuaggio elettronico”. C’è una epidemia di ebola nuova di zecca ma ehi, Nicole Minetti è stata beccata a non pagare in Thailandia. Mortacci di chi fa l’impaginazione dei giornali.
Ditemi se è normale che ad Agosto sembri Settembre. “Eh ma stai facendo il complottista” mavaffanculo. Non è il clima ad essere impazzito, e non è colpa degli “scii chimici” dei gomblottisti; che le cose stiano andando a puttane lo si dice da più di trent’anni, ma al posto di pensare che l’inquinamento ci stia mettendo allegramente a novanta gradi preferiamo fare i saputelli su facebook e tacciare gli ambientalisti di rompere le palle. Cosa ci guadagnerà quello che si atteggia su internet a uomo più di merda più cinico non lo so. So che c’è una relazione tra il nostro comportamento e quello che ci succede intorno. E invece agiamo come se nulla di ciò che facciamo possa avere conseguenze. Ditemi se è normale.
Ditemi se è normale un paese dove il premier fa un’apparizione pubblica in cui dice cose come “My mother cried” “the the the the the” e soprattutto SHISH. Renzi, ma stare a casa invece di farci fare figure come questa no, eh? Shish, ditemi se è normale.

Ieri sera mi sono concesso una pausa piacevole: bucare la normalità è compito dell’arte, per farci vivere in una dimensione oltre il semplice quotidiano quelle emozioni che ci fanno andare avanti. Questo processo viene chiamato catarsi. I Gazebo Penguins li ho conosciuti da poco, grazie ad un geniale video dei The Pills. E il loro concerto di ieri è stato spettacolare. Oltre ad essere dei gran personaggi, che mettono la propria musica gratis online pur di distribuirla, hanno tenuto uno spettacolo meraviglioso. Il loro sound, e soprattutto i loro testi, mi hanno portato indietro indietro di molti anni, “Quando 15 anni fa avevamo 15 anni in meno, che bella età, i 15 anni.” E pur non essendoci molta gente al Vicolo Bolognetti, c’era l’intero campionario della gente da concerto: quello che si mette in prima o seconda fila e poi passa tutto il tempo a dare le spalle al palco perché sta parlando con gli amici. Quello coi rasta che oscura la visuale a tre quarti di pubblico. Quello che indica (io mi riconosco nella fingerpointig society, specie perché ormai c’ho un’età). Il ragazzino che scopre la bellezza del crowdsurfing e non la smette più di saltare dal palco sulla gente. Il tizio che fa il pieno di bicchieri al bar e incurante del pogo agita le bevande facendo la doccia alla gente intorno. La tizia coi capelli lunghi che se si agita vanno in almeno tre bocche diverse lì intorno. Quello che fuma. Quello che agguanta un microfono e canta. Insomma un concerto punk in piena regola, ma con un’emozione diversa, più romantica forse. E anche io mi sono un po’ emozionato quando hanno suonato “Difetto“, perché qualcuno con questo tipo di difetto, come lo cantano i Gazebo Penguins, l’ho conosciuto in vita, e sono felice così. Insomma, son tornato a casa col sorriso. Ad aspettarmi c’erano gli ultimi pezzi di sushi che avevo preparato domenica. Essendo una variante italianizzata, vi presento il mio personale suShish.

Ingredienti 250 gr di riso per sushi, 8 cucchiai di aceto di riso, 2 cucchiai di zucchero, un cucchiaio di sale fino, 5 o 6 fogli di alga da sushi, 6 o 7 pomodori secchi tagliati a filetti, crema di cipolle (io ho usato la crema di lampascioni, cipollotti amarognoli squisiti consigliatimi dal VeggieMarket), 2 zucchine tagliate a listelle saltate in padella, se ne avete disponibilità, del Veggie Tuna (tonno vegano, io l’ho comprato sempre da Veggie Market in via Marsala a Bologna. Prima che qualcuno faccia un’espressione disgustata: l’avete mai assaggiato? No? E allora nun rumpete ‘o cazzo che è buono).
Sono necessarie delle stuoiettine di bambù o plastica elasticizzate (si comprano nei negozi di articoli orientali e alimentari asiatici, se non su internet) e un coltello ben affilato.

Lavate il riso in acqua fredda dentro un setaccio, massaggiandolo e lasciando che l’acqua diventi lattiginosa. Ripetere l’operazione finché l’acqua del riso non risulterà visibilmente più chiara. Metterlo a cuocere in acqua, in proporzione: una tazza e mezzo di acqua per ogni tazza di riso. Se necessario, se ne aggiungerà durante la cottura. Aggiungere metà dell’aceto di riso, lo zucchero e il sale e fare cuocere a fiamma media per circa venti minuti. Aggiungete il resto dell’aceto di riso e fate raffreddare, possibilmente su un ampio tagliere di legno. La consistenza deve essere quella non di un risotto ma un po’ più densa, quasi una pasta grumosa. Una volta raffreddato il riso, parte l’operazione più complessa. Mettete un’alga da sushi su una stuoiettina elasticizzata con la parte ruvida verso l’alto e la parte liscia in basso. Bagnatevi bene le mani per non appiccicarle troppo di riso (vi consiglio di tenere una ciotola d’acque sempre a disposizione) 1 Disponete il riso nella zona centrale (le alghe da sushi sono vendute già suddivise per non dover stare a prendere il righello e fare i precisini) orientandolo in un rettangolo di circa tre quadrati di altezza e che percorra il resto dell’alga per la lunghezza come nella foto qua sotto. Mettete gli ingredienti al centro del rettangolo di riso, e bagnate la parte libera in basso dell’alga. 2 Aiutandovi con le dita, piegate l’alga creando un rotolo in cui l’alga bagnata aderirà incollandosi alla parte superiore (come nella foto) tirando il lembo superiore in avanti e la parte arrotolata della stuoietta con dentro il rotolo verso di voi. Ripetete l’operazione per tutta la lunghezza del rotolo che state pressando. 20140730_141929

3 Bagnate la parte superiore dell’alga e adagiate il pezzo già arrotolato sopra di essa.
4 Posizionatela bene al centro e ripetete l’operazione con cui pressare l’alga con la stuoiettina elasticizzata. Il risultato sarà un tubo di alga ripieno come in 5.
6 Una volta tagliato in sei parti, avrete ottenuto il vostro maki roll un po’ sushi e un po’ shish.

Buon appeshish (dannato renzi, fuori dalla mia testa!).

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2 thoughts on “SuShish: Ditemi se è normale il mondo e la gente da concerto

  1. “Ho ritrovato quel disegno in cui dormivi stesa al sole
    dentro alla cesta delle robe inutili
    che di buttar non ho mai avuto il cuore.
    Ci si affeziona,e poi è tutto un ricordare le cose
    meglio di com’erano davvero
    di quando avevamo qualche anno di meno.”

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