Tentazione e vino speziato (poveri noi!)

Ma che fa il diavolo per essere così tanto temibile? Nella bibbia cristiana viene ritenuto colpevole di mali terribili, tipo dire ad una donna-costola “Oh ma che caldo fa? Va’ le mele sembrano proprio fresche!”. Che poi, se dio era onnisciente, che li crea a fare gli umani se sa che disubbidiranno? “Allora lo fai apposta!”
Se si fa il body count (la conta dei cadaveri, nel linguaggio nerd) ci si rende conto che Satana, letteralmente “il nemico”, ha ucciso… un po’ di maiali. Che tanto gli ebrei non potevano mangiare, quindi amen. La controparte, Dio-Caino-Noè-Abramo-Mosé, avrebbe compiuto qualche strage in più (miliardi di vittime), ma è ritenuta la parte “buona”.
Poi uno si chiede perché la nostra società è confusa: se a sei anni ti insegnano che il buono fa più vittime di un villain dei fumetti e il cattivo è quello che ti “tenta”, chiaro che non ci dobbiamo stupire dei risultati. La dialettica della famiglia Bush o di israele nell’ordinare qualche allegro massacro in giro per il mondo deriva direttamente dall’educazione, per cui si può giustificare il male sotto l’insegna di un dio irrazionalmente incazzato, pronto a scagliarti nelle fiamme eterne perché ti ama incondizionatamente. La religione è spesso permeata di violenza. Basta leggere gli stessi testi sacri per rendersene conto, come nel simpaticissimo Salmo 137-9, il canto dell’esiliato: “Beato chi prenderà i tuoi figli in fasce, Babilonia, e li sbatterà contro le pietre”. Non è amore questo? Prendere neonati indifesi e innocenti e fracassarli perché… possiamo farlo basta che sia in nome di dio?
Il vero male nella cultura religiosa monoteista è ritenuto non il compiere delle azioni terribili, ma il lasciarsi “tentare”. Ammazza chi ti pare, basta che tieni le mani a posto, grezie. La televisione è un esempio lampante di come questo meccanismo sia funzionante e ben oliato. Per quanto pruriginosi siano certi programmi, non c’è nulla di esplicito o di sessualmente troppo disturbante: solo ammiccamenti e lievi tentativi di erotismo che risultano più squallidi che sensuali. E contro i quali si ergeranno fior di comitati morali. Mentre invece mostrare una sparatoria, vera o finta, con feriti e morti ammazzati, è ritenuto intrattenimento accettabile, per tutta la famiglia! Il giorno che un paio di tette ci faranno meno paura di una sparatoria non avremo neanche più bisogno di una rivoluzione. Giuro. Il senso di colpa invece divora vivi gli uomini e le donne. Non sto dicendo che la frivolezza debba vincere sull’emozione, dico che tante volte sentiamo inutili allarmi morali dove non c’è assolutamente bisogno. Perché così ci hanno insegnato a scuola, a casa, a catechismo. Perché, pensateci, avere un parente militare impiegato all’estero non fa una piega. Ammazzerà qualcuno, ma pazienza, è il suo lavoro. Qualcuno potrebbe anzi sentirsi orgoglioso e volerlo emulare. Avere un parente pornostar invece crea moooolto più imbarazzo. L’imbarazzo generato dalla sessualità dovrebbe essere sostituito dall’autentico orrore per la violenza. Almeno, in una società civile e progredita al punto da progettare viaggi spaziali, l’esplorazione degli spazi esterni dovrebbe essere accompagnata da un’esplorazione di quelli interni, psicologici e filosofici. Così, giusto per non mandare in giro per l’universo delle emerite teste di cazzo. Altrimenti, saremo condannati ad esportare fuori dal nostro pianeta la nostra stupidità morale oltre che alla nostra tecnologia.
Il Diavolo non c’entra con i gusti e gli appetiti dell’uomo. Eppure un tempo si era convinti che la tentazione (e quindi il demonio) risiedesse ovunque. Nella natura, ad esempio, peccaminoso retaggio ancestrale della condizione di promiscua primitività. Nei suoi frutti, come alcune piante. E l’uso di alcune piante, in determinate ricette, attirava gli strali della chiesa, convinta che il peccato risiedesse non in cristiani dabbene battezzati e praticanti, no, ma negli eccitanti. Dannato cioccolato! O che dire del pepe? Sicuramente è colpa del pepe se la gente fa i puttan-tour la sera! Chiaro! Maledetti venditori di spezie! Non a caso spezie, erbe e stregoneria erano ritenute un’unico connubio.
Una ricetta messa all’indice dalla chiesa durante il medio evo era il cosiddetto “vino di venere”, conosciuto antecedentemente come “vino del pellegrino”. Ebbi la fortuna di berne a piacimento in Friuli, durante una rievocazione storica. Questa bevanda corroborante e rinfrancante veniva originariamente servita in alcuni monasteri per dare energia appunto ai pellegrini in viaggio verso santuari e luoghi di culto. Quasi simultaneamente divenne anche una bevanda da bordello. Forse perché anticamente non era raro che i bordelli stanziassero non troppo lontano dalle abbazie “per preservare gli uomini dalla tentazione della sodomia” l’unico vero peccato mortale senza perdono. Ma come si può ottenere questa bevanda dal sapore meraviglioso?
1 pezzo di radice di zenzero (grande quanto un dito) 4 o 5 bacche di cardamomo, un cucchiaino di pepe nero, 75 cl di vino bianco fermo (esempio, Tocai), 3 o 4 cucchiai di sciroppo d’agave (o miele per i non vegani), 1 cucchiaino di chiodi di garofano e 1 cucchiaino di cannella. Facoltativo: qualche goccia di acqua di rosa alimentare.
In un pentolino sciogliete lo sciroppo (o il miele) con un bicchiere di acqua, aggiungendo le spezie, la radice di zenzero pelata e tagliata a pezzetti e le bacche di cardamomo aperte. Lasciate a fiamma bassa per circa cinque minuti, spegnete e lasciate raffreddare coperto. Una volta raffreddato potete aggiungere qualche goccia di acqua di rosa ed unire al vino bianco: il mio consiglio è di togliere le bacche, filtrare un po’ con un colino per non lasciare un residuo di polveri di spezie troppo consistente ma di lasciare invece i pezzetti di zenzero. Non è una bevanda adatta a conservarsi senza altri accorgimenti, perciò preparatela consci del fatto che andrà finita in serata con gli amici. Ubriachi e disinibiti avrete una bottiglia vuota per giocare al gioco della bottiglia!

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