25 aprile

Sarebbe troppo facile scrivere qualcosa per il 25 aprile e augurare a tutti “buona festa”. Buttare giù due righe di retorica. Usare le parole chiave tipo “compagni” “partigiani” “liberazione” “unità” eccetera. Lo sappiamo com’è andata. La storia, come ci ricorda il buon Makkox, non è una visione in scala di grigi di eventi, ma la considerazione oggettiva di fatti relativi ad azioni e reazioni. C’era la dittatura. C’è chi ha reagito. Prima gli Arditi del Popolo, poi i partigiani. Mussolini muore. L’Italia ha una chance di ripartire. Cosa rimane di importante? Qualcuno diceva che comunque “hanno vinto loro”. Viviamo in un mondo dove la violenza impera: la legge del più forte, il diritto di conquista, la guerra di interessi, il razzismo e molte altre brutture sono diventate caratteristiche perfino di alcune zone della cosiddetta sinistra. La storia politica del paese è scoraggiante. Che senso ha allora festeggiare? Il senso del 25 aprile dovrebbe essere quello di ricordarci che c’è un limite oltre al quale una società civile si deve imporre di non andare. Mi tornano alla mente le parole di Marek Edelman, chirurgo ed attivista polacco che in giovinezza contrastò prima i nazisti a Varsavia (fu uno dei primissimi partigiani, e quindi uno dei primi in assoluto, a sparare contro i tedeschi) e poi i russi “comunisti” durante il resto della sua vita. Edelman diceva, durante un suo intervento in una università inglese, che il compito dell’umanità è quello di ricordare cosa sia capace di fare l’essere umano. Di quali terribili azioni si possa macchiare. Ed è per questo che l’uomo deve conoscere, imparare e studiare. E con la civiltà progredire per contrastare la barbarie e l’ignoranza che alimentano l’odio.
Avrei voluto darvi una nota dolce per questa giornata, ma la crostata che ho fatto faceva schifo era acerba, quindi direi che userò ingredienti di stagione per presentarvi la FRITTATA D’APRILE con un po’ di amarognolo che ci sta:
ingredienti: una tazza di farina di ceci, una tazza di acqua, 4 asparagi, 1/2 mazzetto di cime di rapa, 1/2 cipolla bianca, olio EVO, sale e pepe qb.

Non esistono mezzi termini: per fare bene l’impasto dovrete frullare acqua e farina di ceci. Sì, usate proprio un frullatore: è comodo ed il risultato non vi deluderà. Mettete a bollire per circa un quarto d’ora gli asparagi. Soffriggete a parte la cipolla tritata in una padella antiaderente abbastanza ampia, aggiungete le cime di rapa pulite che si ridurranno considerevolmente di volume. Aggiungete gli asparagi bolliti e tagliati a pezzetti e fate ammorbidire il tutto stufando con un paio di cucchiai di acqua. Salate e pepate, e a questo punto aggiungete il composto di farina di ceci e acqua. Ci vorranno dai 5 ai 10 minuti a fiamma media-alta perché troviate la giusta consistenza. Non vi consiglio di fare il numero roboante del salto della frittata con questa versione vegana, piuttosto provate con un gesto agile e veloce utilizzando un piatto e cuocete per altri 5/10 minuti.

Bene, ora io vado a festeggiare al Pratello, che se non sapete che festa è non sapete cosa vi perdete! Arrivederci e grezie.

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One thought on “25 aprile

  1. Sono d’accordo con te, e ancora ce ne sarebbe da parlare sull’argomento, che festeggiare e basta serve a poco. Però serve almeno a prendere spunto e parlare, che qui davvero si sta perdendo di vista la storia, tra chi la “revisiona” e chi semplicemente se ne fotte, troppo impegnato e concentrato sulla prorpia squallida esistenza vuota e consumista.
    Meno male che dalle nostre parti c’è il Pratello a fare scuola, a insegnare la storia e a rievocare sentimenti, valori e stati d’animo. Ci sono stata anch’io, nonostante la malinconia e la stretta al cuore di un’assenza presente con disegni e poesie dappertutto. Ma questa è un’altra storia.
    Buona la frittata di ceci, la faccio spesso anch’io ma mai provato a farla col frullatore. Seguirò il tuo consiglio!
    Buona liberazione da qui al prossimo 24 aprile 🙂

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