Il Limite e l’involtino che lo avvolge

La parola “limite” è prodiga di concetti complessi ed interessanti. Il limite è un concetto che, in matematica, serve a descrivere l’andamento di una funzione all’avvicinarsi del suo argomento a un dato valore. Una domanda importante che può venire in mente è: “data una successione di insiemi, esiste il limite dell’insieme universo che li contiene? Come rappresentare l’insieme limite degli insiemi, e intendo tutti?” poi magari passa di qua l’amico matematico che mi dice semplicemente “la risposta è x, intellettuale del cazzo ignorante” scusate, veramente. Pensando cose profonde magari inciampo nella mia ignoranza, se voleste davvero rispondere non mi dispiacerebbe, grezie.

Il limite delle persone è dato dall’impossibilità di andare oltre un certo vertice, un top da cui conseguentemente è possibile osservare l’altra parte della parabola, quella discendente. Nello sport è il record personale che l’atleta difficilmente supererà. Nell’arte è il capolavoro con cui  l’artista segna la sua epoca. Un limite psicologico, tra gli altri è quello di adagiarsi alla sovrastruttura della propria cultura e credere che le cose “debbano andare in un certo modo perché è così e basta”. Il limite di una società può essere la sua incapacità di riorganizzarsi in forme che esulino dall’imposizione istituzionale e credere ciecamente al leader. La cosa magnifica della parola “limite” utilizzata per descrivere un comportamento umano è che può essere contraddetta e resa falsa da cose come la disciplina, la costanza, la forza di volontà, l’amore, la dignità o qualunque altra cosa ci dia le giuste motivazioni per andare oltre il “limite”. E grazie a queste motivazioni le donne possono votare, i bambini (almeno teoricamente) non devono essere sfruttati come manovalanza ma devono poter studiare, giocare e perdere giustamente del tempo, con gli stranieri possiamo intrattenere rapporti diversi da quelli dettati dal conflitto bellico, possiamo viaggiare, scendere in piazza a contestare i governi, scioperare contro condizioni ingiuste… perché c’è chi è andato oltre il “limite”. La storia ci dimostra che nel bene e nel male non esistono limiti. Un popolo può aver conosciuto terribili condizioni, dittatura, guerra e carestia e poi spronarsi per essere più aperto e solidale anziché chiudersi e affilare le armi in silenzio. Oggi va così, voglio essere ottimista.

In cucina esiste un limite? Per quanto riguarda gli antipasti, credo che esso sia rappresentato da questo piatto.

Ingredienti per involtini del limite culturale:

Tre cucchiai abbondanti di olio di oliva EVO

Una cipolla bianca

uno spicchio di aglio

1/2 tazza di germogli di soia saltati

metà verza verde piccola

un mazzo di cime di rapa

mezzo bicchiere di vino bianco o due cucchiai di aceto balsamico

20 fogli di tapioca e/o riso (si trova negli alimentari asiatici serve a fare gli involtini)

un cucchiaino di coriandolo in polvere

un cucchiaino di zenzero in polvere o un pezzetto di zenzero fresco tritato finemente

sale e pepe q.b.

Pulite e tagliate sottilmente la verza e le cime e mettetele ad asciugare, tagliate i germogli di soia saltati. Tritate aglio e cipolla e fate dorare in una padella con l’olio caldo. Aggiungete quindi verza e cime, il coriandolo, lo zenzero, sale e pepe. Mescolate per qualche minuto e quindi aggiungete il vino o l’aceto (a seconda dei vostri gusti del giorno). Dopo dieci minuti potete spegnere il fuoco e lasciare a raffreddare. Immergete i fogli uno ad uno in acqua tiepida finché non si ammorbidiscono. Prendete un cucchiaio del vostro ripieno raffreddato e mettetelo al centro del foglio, ripiegandolo in modo da formare un involto che non faccia uscire le verdure cotte. Lasciate qualche minuto a riposare, se necessario prendete un secondo foglio bagnato e ripiegatelo in modo da essere sicuri che durante la cottura non si apriranno. A questo punto potete cuocere come vi pare: al vapore, in padella con poco olio o al forno dopo averli unti per bene. Inutile dire che il modo migliore, se siete sicuri della tenuta del vostro involtino (magari aiutandovi con uno stuzzicadenti inserito strategicamente), è friggere come se non ci fossero limiti per il vostro fegato.

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