50 sfumature di stocavolo

Devo fare una premessa: a me la maggior parte delle frivolezze sta sul cazzo. E ieri era la festa della donna. Un certo numero di donne morte e l’impegno per la lotta contro le discriminazioni di genere vengono celebrate da molte contemporanee con una sbronza accompagnata da uno spogliarello. Praticamente quello che molti uomini, definiti a gran voce come “porci”, chiamano “un altro sabato sera qualsiasi”. La logica di tutto questo mi sfugge: in che modo comportarsi come i peggiori consumatori retrogradi e maschilisti farebbe onore al fatto di essere nate con doppio cromosoma X? Immaginate che razza di celebrazione possa essere “la festa del maschio”: una roba di questo tipo. Quindi, perché la festa “della donna” dovrebbe suonare meglio? Che c’è da festeggiare se nel mondo le culture dominanti relegano il “gentil sesso” al rango di esseri inferiori di cui disporre a proprio piacere? Perché invece non si parla di “Festa per l’uguaglianza”? In generale credo che la definizione di genere sessuale associata ad un altro termine riesca a sminuire qualunque tipo di attività ed appiattire ogni tentativo di portare un minimo di eguaglianza, escludendo giusto le specializzazioni in medicina e biologia. Ad esempio: corso di arti marziali per le donne: discutendone con maestri di lotta ci si è trovati concordi nel definire questo tipo di approccio alle arti marziali come ‘na stronzata fallimentare. Film per le donne: normalmente, il peggio che è stato prodotto dall’industria cinematografica. Letteratura per le donne: il caso più emblematico è la fortunata saga de 50 sfumature di (colore random). Che io ho letto (parzialmente) ma c’ho la giustificazione. Praticamente, questa coppia di amici comprò un ebook reader in cui c’erano già caricati alcuni testi, tra cui appunto i testi di E. L. James, di cui avevo solo visto questa recensione facendomi grasse risate. Quando scoprii che i miei amici avevano i 50 sfumature di stocazzo, ci venne spontaneo fare delle cene con reading di spezzoni di questa boiata agghiacciante. Grezie ancora, Tommy e Vale. Il più grande caso di letterature “di genere” coincide con il peggio della narrativa contemporanea: sarà un caso? Non credo. Quando si pensa ad un prodotto con target definito dal genere sessuale si finisce spesso per creare mostruosità. Come certe orribili scarpe che sfasciano la schiena e le articolazioni ma alcune proprio non riescono a farne a meno perché se la stangona della pubblicità è alta anche io devo essere alta, il messaggio è mai accettarsi! Fate una cosa bella, care ragazze (prima di darmi del misogino, grezie) ricordatevi il pensiero di Rita Levi Montalcini: le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la propria intelligenza. Quindi, Cenerentole di tutto il mondo, tirate le vostre scarpe contro il principe coatto che vi ama solo se siete tirate a lucido da quella retrograda fascista della fata madrina! E basta con queste cazzo di mimose: oltre ad essere una tortura per gli allergici, sono il peggior emblema possibile in rapporto alla realtà umana. Sono fiori ermafroditi, che cavolo c’entrano con l’affermazione dei diritti della donna? Invece un bel fiore che si trova al mercato è quello del cavolo romano. Lo si riconosce per la forma a frattali che ne fa uno spettacolo per la vista oltre che per il palato. Inoltre è un ingrediente facilissimo da preparare ed al contrario di altri suoi simili, è un cavolo che non vi puzzerà di morte la cucina.

Cavolo allo zenzero

1 cavolo romano, olio EVO qb, mezzo peperoncino, uno spicchio di aglio o mezza cipolla, mezzo cucchiaino di salvia, un pezzo di zenzero della grandezza della falange di un dito.

Tagliate finemente l’aglio (o la cipolla) e lo zenzero sbucciato, mettete ad imbiondire su fiamma media in una padella con quattro cucchiai di olio EVO. Unite il cavolo pulito e tagliato come più vi aggrada e rigirate con un mestolo nella padella. Coprite e fate cuocere per 15 minuti circa rigirando di tanto in tanto. Aggiungete la salvia e lasciate a cuocere per altri 5 minuti a fiamma bassa.
Facile come dire “io sono mia”.

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7 thoughts on “50 sfumature di stocavolo

  1. Di meglio che scrivere un post come il tuo, per la festa della donna, c’è solo l’ignorarla (la festa, non la donna!) e mandare un pensiero silenzioso a quelle donne che sono morte l’8 marzo di un’altra epoca.
    Adoro il cavolo romano, mi incanto ogni volta a guardarlo; si dà il caso che mi piaccia molto anche lo zenzero, ma non avevo mai pensato di “accocchiarli” insieme. Grazie quindi di tutto il post e buon proseguimento di domenica, spero assolata anche per te.

    • ma più che ignorare preferirei ripensare completamente la celebrazione in questione e farne qualcosa di meglio, come per molte altre celebrazioni snaturate e fatte diventare qualcosa al limite del grottesco. sarebbe bello celebrare la bellezza della diversità, l’armonia degli opposti, la sinergia umana. mi piacerebbe avere una cultura che insegna ai ragazzi a non fare del male e non che insegna alle ragazze a difendersi. mi piacerebbe una cultura solida per una società equa, e già mi basterebbe, credo.
      Grazie a te per il commento, che anche il resto della settimana sia luminoso 🙂

  2. Verissime le cose che dici sulla festa della donna. Però quella frase che citi della Montalcini, non è che mi abbia (mai) convinto. Anzi ,direi che rafforza i soliti stereotipi sulle donne tipo “donna bella e stupida” versus “donna simpatica e brutta” o, come in questo caso, “donna intelligente” versus “donna ochetta che mette in mostra le sue grazie perché sono le uniche doti che ha”. Che poi è un po’ come dire che se ti metti “in tiro” non potrai mai “cambiare il mondo” (e perché mai? Il tacco dodici intralcia il corretto funzionamento del cervello??). O addirittura lo fai per forza per accondiscendere al “tuo lui” o perché “l’hai visto in una pubblicità”(e non magari perché ti va o ti piace vestirti così).
    Beh a me sembrano stereotipi questi…
    ps:Vorrei fare una piccola puntualizzazione. Quello che tu chiami cavolo romano in realtà si chiama broccolo romanesco (si lo so che sono della stessa famiglia bla bla bla, ma da romana ci tengo a puntualizzarlo 😀 specialmente perché lo adoro!!)

    • Ciao!
      1) No, non credo che un certo abbigliamento interferisca con lo sviluppo neuronale 😀 il tacco dodici, tuttavia, è universalmente riconosciuto come un deleterio strumento di morte per le vertebre e le giunture. Quando facevo un corso di massaggi, durante la fase pratica mi è capitato di lavorare su decine di ragazze, tutte con dolori lombari e tutte dotate di scarpe che, a titolo personale, ritengo brutte oltre che scomode. Il discorso che riprendo della Montalcini si rifà anche alla battuta “com’è che nessuno vuole rifarsi il senno?”: il senso del mio articolo, proprio per non ricalcare gli stereotipi di genere, è che avere cura di sé, impegnarsi nell’uguaglianza e volere bene alla propria persona vuol dire tenere alla propria salute oltre che alla propria immagine, stabilendo per semplice buon senso delle priorità. Fior di psicologi e sociologi nel marketing sono pagati per far acquistare ciò che non solo è inutile ma pure dannoso, non solo per il consumatore ma anche per il produttore e per le cavie su cui (ad esempio) sperimentare il nuovo antirughe (e non sto a citarti la Magnani 🙂 ). Non sottovaluto la massa di persone insicure che cercano nell’accessorio e nella cosmesi un punto fermo della vita (e da qui la mia reazione per cui la maggior parte delle frivolezze sta sul cazzo 😉 ): purtroppo su questa insicurezza si basa una fetta di mercato mica da poco 🙂 ed io da anticapitalista auspico un crollo verticale del mercato dell’inutile.
      2) Cavolo o broccolo: e vabbè, mi hai sgamato, a mia discolpa ti direi che io sono sardo, l’italiano è la mia seconda lingua… datemi le attenuanti linguistiche 😀

      • Anche a me piace il broccolo romanesco o il cavolo romano o Brassica oleracea L. var. italica, e come molte piante appartenenti alla sua famiglia, cruciferae, può essere impiegato, parafrasando wikipedia, per depurare il terreno dall’inquinamento dei metalli pesanti (però in quel caso non è adatto all’uso alimentare). Io la mimosa me la sono comprata. A un semaforo. Pioveva. Un piccolo dono a me stessa nella speranza di un cambiamento. Credo che ognuno viva secondo ciò che reputa lo renda felice. La grossa fetta di mercato esiste perché le persone credono di aver bisogno di determinate cose per stare bene. Scusa mi correggo “credono di aver bisogno”, ma “hanno bisogno” altrimenti non lo comprerebbero. Poi bisogna vedere di quale tipo di bisogno. Insomma il fine è stare bene nell’immediato, nel futuro, anche il più lesionista a modo suo credo che cerchi serenità o no? Dovrei fare uno studio approfondito in merito ammesso che l’università che l’abbia pubblicato non l’abbia fatto per qualche motivo losco di manipolazione delle menti (teorie del complotto). Quante informazioni e quante attendibili? E una domanda allora: stare bene, prendersi cura di se stessi (la più dura delle imprese nel mare delle informazioni), non dipende anche dai meccanismi di difesa, di accettazione all’interno di un gruppo, le situazioni ambientali che hai intorno, le pressioni mediatiche che sfruttano le debolezze (o in realtà i bisogni)? Oggi ho visto una pubblicità dove due donne una in menopausa e l’altra in fase premestruale sottolineavano come la carenza di magnesio le rendeva “insopportabili”. Sono ancora in fase di riflessione. Le persone hanno interessi diversi, da cosa sono dettati? E’ possibile uniformare il pensiero? I meccanismi che entrano in gioco quando ci si relaziona con il prossimo rendono il tutto veramente complicato. C’è chi magari non se ne rende conto e nemmeno se lo chiede, oppure non gli interessa, c’è chi ha il colesterolo alto, chi fuma, chi si morde le unghie (forse questi sono gli unici che farebbero fallire le imprese delle forbicette, anche se per i piedi sarebbe complicato; i primati fanno grooming ). Educazione, abitudini, coerenza e incoerenza, coscienza incoscienza. Il lavoro ormai si inventa, eppure c’è sempre qualcosa di nuovo di cui si necessita. Altrimenti l’economia non gira? Di che cosa vive la gente?Chi gli insegna a sopravvivere e in che contesto? Vivere o sopravvivere poi…gli animali di questo avranno coscienza? L’albero conosce la differenza fra le due cose? Lavorare come lavorare, per chi lavorare, per cosa lavorare e sopratutto che cosa chiedono le persone? Di cosa credono di avere bisogno? Per questo esistono le indagini di mercato…credo.. Il giardiniere potrebbe utilizzare la vanga e trovarsi fra 20 anni con la schiena spaccata o usare una motozappa, azz petrolio…
        Insomma non lo so, non so se riesco a spiegarmi, difficilmente lascio commenti a ciò che leggo ma questo post capitava a pennello.

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