Simboli solari, nazisti dell’Illinois e pasta veggie

Io spero che in un futuro prossimo si arrivi a questo.

La verità è che come artisti, e non solo, i fasci hanno sempre fatto cagare. Ditemi un buon gruppo musicale orientato a destra. E per l’amor di Buddha, no! gli Slayer non sono nazi, grezie! In proporzione, gli artisti di destra sono una caccola nell’universo dominato da eccentrici rivoluzionari. E quindi gli addetti al marketing di destra copiano, e lo fanno pure male. Svastica, rune, ruote solari, simboli cosmici, insegne di epoche remote… Non hanno mai avuto un buon creativo dalla loro. Ricordo di quando ero alle superiori, facevo il classico, e gli studenti furono usati come manovalanza per una mostra sul fascismo utilizzando i testi conservati nella biblioteca d’istituto. Mi colpì molto una fiaba fascista che Neil Gaiman si sparerebbe e che più o meno può essere sintetizzata così
-Un giorno, tutti gli uccelli si misero a volare, e c’era un gran casino (metafora del bolscevismo): in mezzo a tutto questo allegro bordello, l’aquila (il fascio) era comunque migliore perché di razza superiore. Fine.

Con simili menti artistiche all’opera non c’è da stupirsi se nel tempo si è creata non poca confusione sulla simbologia erroneamente attribuita alla destra. I paraculi nazisti dell’Illinois de noartri, con la loro tipica prontezza mentale dicono “ma no, la svastica è un simbolo positivo, il circolo solare blablabla” ESTICAZZI, TU, NAZI, MICA LO USI PERCHE’ TI RICORDA IL SOLE, TI RICORDA ALTRO, ‘TACCI TUA!

Insomma, ricordiamoci che se un simbolo ha un determinato valore è perché siamo noi a darglielo. Io non voglio ricordare la svastica perché per 25 anni un pittore fallito l’ha usato per imbellire le sue idee di merda. Non è giusto nei confronti di popolazioni che con il nazismo non hanno mai avuto niente a che fare e di tradizioni rispettabilissime.

Una tradizione che in Italia è particolarmente sentita è quella della pasta. Importata probabilmente dagli arabi che seccavano l’impasto di farina e acqua prima di mettersi in viaggio, è stata eletta come simbolo della cucina tricolore. Tuttavia, siccome siamo su un blog vegano, potrebbe capitare di stravolgere un po’ la tradizione. E chi se ne frega.

Penne al pesto alla siciliana (vegan).

Ingredienti

300 gr di penne

100 gr di pomodori secchi sott’olio

50 gr di lievito alimentare in scaglie

50 gr di mandorle pelate

50 gr di noci sgusciate

2 spicchi di aglio

6 foglie di basilico fresco

un peperoncino piccante piccolo

Olio Evo

Facoltativo: 50 gr di Tofu o altro formaggio vegetale

In un robot da cucina tritate insieme i pomodori, le mandorle, le noci, l’aglio, il peperoncino ed il basilico (eventualmente anche il formaggio vegetale) ottenendo un’impasto grumoso. Mentre mettete a bollire la pasta, scaldate quattro cucchiai di olio in padella ed unite l’impasto ed il lievito a fiamma bassa. Scolate le penne secondo il tempo necessario, unite in padella e rimescolate, aggiungendo eventualmente un altro filo di olio. Impiattate guarnendo con due foglie di basilico fresco.

Buon appetito.

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