Si scrive “Dolce” si legge “rito orgiastico”

Da giorni sento parlare di fiaccolate e messe organizzate dalla chiesa in vista delle festività dei primi di Novembre; tali processioni servirebbero a combattere LO DIMONIO che, nascosto tra le pieghe di costumi carnevaleschi, tenta i giovani di tutto il mondo inducendo satanismi inconsapevoli. Mangiare dolci e mascherarsi, si sa, è una tipica espressione del pensiero di Aleister Crowley. Si scrive “cioccolato”, si legge “rito orgiastico”, ovvio. Sebbene questa celebrazione, chiamata anticamente Samhain, sia più antica del cristianesimo stesso, per gli ignoranti bigotti sarebbe una palese presa di posizione contro Gegiù. Mi pare improbabile che popolazioni sparse per l’antico mondo ad un certo punto abbiano detto “Mannaggia, tra qualche secolo arriverà il cristianesimo, sai cosa? Gli facciamo il mega dispetto, faremo una festa cazzutissima a cui non inviteremo i cristiani!” Aggiungo che mi pare parecchio simpatico da parte dei novelli inquisitori rievocare il caro vecchio “fiaccole e giaculatorie” contro gli eretici. Bella mossa. Viva l’amarcord.

Ma i cristiani non sono gli unici a scagliarsi contro questa temibile usanza.

“Americanata del cazzo” dicono alcuni. Dissento e mi do un po’ di tono ché c’ho veramente una laurea in etno-antropologia di cui non me ne faccio granché se non sapere cose a caso.

Nel Mediterraneo e in varie zone d’Europa ci sono diverse tradizioni per cui i bambini vanno in giro a rompere le palle chiedere un dono in nome dei morti. In Barbagia, da dove vengo io, i bimbi questuanti suonano alla porta ed in risposta al “chi è?” dicono “su mortu mortu!” (il “morto morto”, la reiterazione serve forse a far capire che non si tratta di un morto qualunque che va a bussare di casa in casa, ma proprio “quel” morto) e notare bene, nessun prete mi ha mai messo in guardia contro questa festa pagana, essendo considerata una innocua tradizione. Questo tipo di rito collettivo prevede la celebrazione degli antenati, i quali, attraverso creature innocenti come i bambini, tornano per esigere piccoli sacrifici con cui essere ricordati. Coloro che rifiutano sono degli stronzi incoscienti che attirano su di sé l’ira dei morti.

Quando questa festa è stata importata in America dagli anglofoni, i soliti yankee sboroni ne hanno fatto un evento gigantesco, finché il mercato globale, che prevede vendite di giocattoli, dolci, travestimenti, scherzi e soprattutto costumi da infermiera zozza o strega-maiala, ha convinto il resto del mondo a festeggiare la “festa dei morti”.

Sinceramente, avere una scusa per andar in giro vestito da scemo, far balotta e festeggiare non mi sembra la cosa più grave del mondo. Se poi uno non lo vuole fare, può stare a casa e grezie.

Vorrà dire che non assaggerà i papassini (qui in versione vegana).

 

Ingredienti

500 gr di zucchero di canna

la scorza di 2 o 3 arance

250 ml di olio di semi di girasole

250 ml di latte di soia

una fialetta di essenza di vaniglia

1 kg di farina

1/2 bicchiere di liquore all’anice

1/2 bustina di ammoniaca per dolci

100 gr di noci tritate

100 gr di mandorle tritate

e infine

100 gr di uvetta (è un ingrediente vittima di controversie, non a tutti piacciono i papassini con l’uvetta)

 

Unire zucchero e scorza di arancia con una frusta, aggiungere un po’ di farina, l’olio e continuare a girare finché gli ingredienti non sono amalgamati. A parte, in un recipiente molto capiente, versare il latte scaldato in un pentolino e unire l’ammoniaca. Farà molta schiuma e tanta puzza, ma non importa. Quando avrà finito di schiumare, aggiungete all’impasto. Versate anche la frutta secca, l’essenza di vaniglia, il liquore ed unite la farina con il lievito poco alla volta fino ad ottenere un impasto lavorabile. Stendete con un mattarello e tagliate formando dei rombi (la forma tradizionale dei papassini). Vi consiglio di non farli troppo sottili, ma di lasciargli un poco di spessore. A questo punto potete infornare in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti, verificando la cottura.

 

Facoltativo (se non siete a dieta):

300 gr di zucchero a velo

acqua q.b.

 

Versare in un pentolino lo zucchero a velo, aggiungendo poco alla volta un po’ d’acqua fino ad ottenere una consistenza simile al cremoso, ma non sodo. Mescolare continuamente in modo da non far cristallizzare, portare ad ebollizione, versare su un ripiano e lasciarlo raffreddare per poi stenderlo sui papassini.

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