Il dramma di Alan

La lunga cicatrice percorre il corpo di Alan dall’avambraccio fino al collo, sfiorando i lineamenti duri della guancia e della mascella squadrata; essa è di un rosa quasi innaturale, un colore che si potrebbe vedere sulla tela di un pittore, non sulla pelle di un giovane ragazzo.

Sta guarendo, ma lentamente. 

Alan ha questo segno, che gli è rimasto addosso dal giorno che aiutò il suo vicino a salvare gli animali dell’ovile e perfino il figlio più piccolo, miracolosamente rimasto illeso tra le braccia forti del giovane biondo e dagli occhi profondi, del colore del mare più scuro e tempestoso.

Alan vuole diventare un dottore. Sua madre lo guarda mentre mette via i ciocchi di legno che serviranno per la stufa. Gli è grata per l’enorme contributo che da alla famiglia, per il sostegno che dona incondizionatamente a chi abbia bisogno. Però, riflette la vedova, non sorride più, da che suo padre fu inghiottito dal fiume. Non sorride, si da da fare più di prima, quasi si senta in colpa di esser arrivato qualche sera a letto senza crollare dalla fatica come accade di solito. Lei non sa perché Alan sia ancora così tormentato. A volte, guardando quegli occhi che ricordano il mare, crede di scorgere una incredibile e forte rabbia, che teme possa rivolgere contro sé stesso.

E ora Alan vuole studiare. Sia benedetto il suo figliolo, forse il suo umore migliorerà.

Alan, in cortile, guarda Rose, piccola e delicata come un giglio dai capelli del colore delle foglie d’autunno. Lui sa che lei lo guarda, e che lei arrossisce quando sente i suoi occhi blu su di sé. Si chiede se potrà avvicinarla prima che la sua strada lo conduca verso gli studi con cui un giorno fare del suo meglio per il tempo che gli rimane, per riparare ai suoi sbagli passati. Si chiede se dopo aver avvicinato Rose avrà il coraggio di chiederle se lei ricambia il suo amore, e se sarebbe disposta ad aspettare che il giovane Alan diventi un uomo pronto a onorarla in matrimonio. Sempre che la guerra non arrivi a lambire l’entroterra e che lui non sia costretto a partire.

Tutte queste cose, l’amore, lo studio, il viaggio, la guerra, Alan non fa in tempo a definirle nella sua mente perché, a pagina 1, ALAN MUORE.

Tiè Martin, fan di Games of Thrones e lettori di manga del cazzo per smidollati, Alan è morto! Suca! Vi stavate già affezionando a questo bellimbusto biondo, e invece no! È crepato! Immaginate come. Come un eroe? Come una vittima? No! Come uno stronzo qualsiasi, gli è CADUTA UNA TEGOLA IN TESTA, se quella vecchiaccia taccagna di sua madre avesse fatto riparare il tetto non sarebbe successo e invece BANG! Alan il figo sofferente è morto! Capito come?

Basta descrivere un po’ il personaggio che già ci si affeziona. E poi lo si tortura un po’. Così il lettore patisce. E poi la storia continua eccetera eccetera.

Ora, stando a quanto ci dice una teoria della fisica, ci sono infiniti universi, con infinite possibilità. Ci sono, in questo momento, infiniti universi dove Eddard Stark sta facendo un culo come un paiolo a Martin per quel che succede nelle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, e nel pestaggio è assistito da sua moglie Catelyn, il figlio figo-re del nord, Kahl Drogo e un migliaio di altri personaggi fighi ma defunti; e magari c’è pure Frodo che costringe Tolkien a farsi una bella scarpinata pungolandolo a bordo-Etna durante un conflitto a fuoco per fargli capire cosa voglia dire stare in compagnia solo di uno psicopatico che vuole ucciderti e di un ciccione segretamente innamorato di te sempre alle calcagna, mentre tu vuoi solo continuare a farti della sostanza più potente tu abbia trovato sulla piazza dopo anni di frequentazioni di rave party nella Contea e invece nooo! devi buttare il fottuto anello nel magma (che è una cosa comoda, no?) il tutto mentre nel mondo intorno è scoppiata una guerra che a confronto i nazisti avevano solo tirato un paio di petardi in giro per l’Europa.

Questo incasinatissimo giro di parole con incipit di romanzo mancato solo per dire che uno scrittore è, il più delle volte, un sadico di dimensioni inenarrabili. La mente dello scrittore, a ben vedere, è un antro dove nascono esseri carichi di buoni sentimenti e voglia di migliorare il mondo, e invece devono vivere degli incubi a occhi aperti per poter suscitare emozioni in un mucchio di nerd.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...